Sicurezza
«Mordashov venga a trattare»
Giorgio Pasquinucci
Il vertice al ministero non scaccia le proccupazioni sulla Lucchini
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PIOMBINO. L'incontro al ministero dello Sviluppo economico non ha affatto cancellato le preoccupazioni sul futuro della Lucchini. E' anche per questo che l'assessore regionale al lavoro, Gianfranco Simoncini, ha proposto al sottosegretario Stefano Saglia di chiedere a breve un incontro con l'azionista di riferimenti di Severstal, Alexey Mordashov. Al centro di tutte le incertezze la situazione finanziaria della Lucchini, che ha ormai maturato un debito con le banche per 770 milioni di euro e la decisione, in assenza di un compratore, di trasferire il 50,8% delle azioni dell'azienda bresciana ad una finanziaria sotto totale controllo di Mordashov.
L'incontro romano, durato un paio d'ore, si è concluso con la decisione di riconvocare il tavolo (ministero, azienda, sindacati Regione, Provincia e Comune) il 29 luglio. Ai dirigenti Lucchini-Sevestal per quella data è stato chiesto di presentare un quadro preciso sul piano industriale, sui tempi del processo di cessione e sui rapporti con le banche. Non sono state rassicuranti neppure le informazioni fornite sulla situazione produttiva e di mercato dall'amministratore delegato Marcello Calcagni. Se nel primo semestre l'andamento è stato infatti soddisfacente, facendo registrare un sia pur minimo andamento positivo del margine operativo lordo, l'orizzonte del secondo semestre e denso di nubi: contrazione degli ordini e caduta del prezzo dell'acciaio. Entro ottobre, avrebbe inoltre sostenuto Calcagni, il gruppo dovrà definire il piano di ristrutturazione del debito. Nel frattempo, visto che non si sono fatti avanti acquirenti, la vendita della Lucchini è stata sospesa. «La situazione è molto preoccupante - ha dichiarato il segretario della Fiom Luciano Gabrielli - per questo anche noi abbiamo chiesto l'intervento di Mordashov. Le nostre preoccupazioni sul futuro dello stabilimento sono rimaste tutte tali e quali: di fronte a noi può aprirsi qualsiasi scenario.
Se lo stabilimento sarà ceduto, l'acquirente dovrà presentarci un piano industriale, altrimenti Mordashov, che ha ora il pieno controllo dell'azienda, dovrà assumersi le sue responsabilità e dirci che intende fare dello stabilimento». «Si conferma la difficoltà a intravedere uno sbocco della situazione Lucchini - ha sottolineato il presidente della Provincia Giorgio Kutufà - che va incontro ad un calo della domanda e a una difficoltà nella negoziazione del credito con le banche». «Non vogliamo aggirare management locale, ma a questo punto è necessario il coinvolgimento diretto di Mordashov - sostiene anche il sindaco Gianni Anselmi - L'azienda in questo momento è concentrata nella soluzione dei problemi finanziaria ed è difficile che Mordashov, nel momento in cui ha deciso di abbandonare l'Europa, abbia intenzione di accettare la ricapitalizzazione della Lucchini chiesta dalle banche. Questo lascia spazio a preoccupazioni». «Da parte nostra - aggiunge il sindaco - siamo disponibili a riflettere sul piano industriale, ma in questa fase, molto delicata, i problemi sono altri. Non vogliamo rinunciare ad una prospettiva industriale seria, tanto che finora abbiamo fatto quanto era possibile per favorire lo sviluppo dello stabilimento. Tuttavia, di fronte ad una situazione che si facesse ancor più complessa, siamo pronti a mettere in campo una nostra visione dello sviluppo ed apre una discussione aperta. Ora il nostro dovere, in una fase difficile per tante famiglie, è quello di non moltiplicare le incertezze». Il sindaco nel suo intervento al ministero ha cercato di inquadrare la vicenda della Lucchini nel complesso dei problemi aperti nell'economia del territorio: sviluppo del porto, delle infrastrutture e necessità di avviare le bonifiche. «Un territorio - ha sottolineato - che ha bisogno di trovare attenzione e forti risorse da parte del governo».
L'incontro romano, durato un paio d'ore, si è concluso con la decisione di riconvocare il tavolo (ministero, azienda, sindacati Regione, Provincia e Comune) il 29 luglio. Ai dirigenti Lucchini-Sevestal per quella data è stato chiesto di presentare un quadro preciso sul piano industriale, sui tempi del processo di cessione e sui rapporti con le banche. Non sono state rassicuranti neppure le informazioni fornite sulla situazione produttiva e di mercato dall'amministratore delegato Marcello Calcagni. Se nel primo semestre l'andamento è stato infatti soddisfacente, facendo registrare un sia pur minimo andamento positivo del margine operativo lordo, l'orizzonte del secondo semestre e denso di nubi: contrazione degli ordini e caduta del prezzo dell'acciaio. Entro ottobre, avrebbe inoltre sostenuto Calcagni, il gruppo dovrà definire il piano di ristrutturazione del debito. Nel frattempo, visto che non si sono fatti avanti acquirenti, la vendita della Lucchini è stata sospesa. «La situazione è molto preoccupante - ha dichiarato il segretario della Fiom Luciano Gabrielli - per questo anche noi abbiamo chiesto l'intervento di Mordashov. Le nostre preoccupazioni sul futuro dello stabilimento sono rimaste tutte tali e quali: di fronte a noi può aprirsi qualsiasi scenario.
Se lo stabilimento sarà ceduto, l'acquirente dovrà presentarci un piano industriale, altrimenti Mordashov, che ha ora il pieno controllo dell'azienda, dovrà assumersi le sue responsabilità e dirci che intende fare dello stabilimento». «Si conferma la difficoltà a intravedere uno sbocco della situazione Lucchini - ha sottolineato il presidente della Provincia Giorgio Kutufà - che va incontro ad un calo della domanda e a una difficoltà nella negoziazione del credito con le banche». «Non vogliamo aggirare management locale, ma a questo punto è necessario il coinvolgimento diretto di Mordashov - sostiene anche il sindaco Gianni Anselmi - L'azienda in questo momento è concentrata nella soluzione dei problemi finanziaria ed è difficile che Mordashov, nel momento in cui ha deciso di abbandonare l'Europa, abbia intenzione di accettare la ricapitalizzazione della Lucchini chiesta dalle banche. Questo lascia spazio a preoccupazioni». «Da parte nostra - aggiunge il sindaco - siamo disponibili a riflettere sul piano industriale, ma in questa fase, molto delicata, i problemi sono altri. Non vogliamo rinunciare ad una prospettiva industriale seria, tanto che finora abbiamo fatto quanto era possibile per favorire lo sviluppo dello stabilimento. Tuttavia, di fronte ad una situazione che si facesse ancor più complessa, siamo pronti a mettere in campo una nostra visione dello sviluppo ed apre una discussione aperta. Ora il nostro dovere, in una fase difficile per tante famiglie, è quello di non moltiplicare le incertezze». Il sindaco nel suo intervento al ministero ha cercato di inquadrare la vicenda della Lucchini nel complesso dei problemi aperti nell'economia del territorio: sviluppo del porto, delle infrastrutture e necessità di avviare le bonifiche. «Un territorio - ha sottolineato - che ha bisogno di trovare attenzione e forti risorse da parte del governo».
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