Il Tirreno

Capoliveri

Una petizione per le suore che vanno via

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 CAPOLIVERI. Un paese senza più suore. O meglio un paese, Capoliveri, dove dopo 60 anni non ci sarà più la presenza del "Gesù Buon Pastore". Sono state richiamate dalla Casa Madre e da metà agosto andranno via. Dovrebbero essere sostituite da religiose appartenenti ad un altro ordine. Certo è che a Capoliveri è scattata una raccolta di firme, già oltre 500 le adesioni perchè tale decisione venga revocata. Un lungo filo di storia e di ricordi, quello che unisce capoliveri alle suore "Pastorelle". Arrivarono a Capoliveri nel 1942 e la guerra non aveva ancora mostrato la sua faccia più cruda. Un'abitazione, posta su due piani, in via Carlo Del Prete, era la sede della congregazione: al piano superiore le camere, una stanza dedicata alle preghiere, una zona al piano terra che ben presto divenne fucina di idee e di aiuto per tutta la comunità. Prima l'asilo per decine e decine di bambini (il primo asilo di Capoliveri), uno spazio all'aperto, (un piccolo campetto per i giochi all'ombra di un grosso mandorlo) la mensa grazie anche agli aiuti del Vaticano che mandava viveri e scatolame di ogni tipo. Anche le colonie estive alla Madonna delle Grazie. Poi i corsi di cucito e di ricamo per le adolescenti. Un laboratorio di idee e di vita. Un centro di aggregazione che raccoglieva bambini e adolescenti che si apprestavano a diventare donne. Erano gli anni della vita difficile, dei sacrifici, anche delle rinunce. Un lungo percorso che si è snodato attraverso l'assistenza agli anziani, i malati. Intere generazioni sono cresciute e si sono formate muovendo i primi anni di vita sotto una guida serena, non fondamentalista, meno che mai bigotta. I nomi sono impressi nella memoria di molti: Madre Maria Nives, suor Bernardetta, suor Emilia, suor Valentina, Madre Nazzarena, suor Maria, suor Saveria, suor Michelina. Mezzo secolo di storia di Capoliveri legata a questi nomi.

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