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Le notti dell'imperatore nelle stanze del monastero

Le notti dell'imperatore nelle stanze del monastero

"La strada è pessima, l'Eremo è fatiscente e l'eremita puzza". Non usò mezzi termini Napoleone Bonaparte al rientro in Portoferraio dopo poche ore passate all'Eremo di Santa Caterina. Era il maggio del 1814, erano passati giorni dal suo sbarco all'Elba.

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RIO NELL'ELBA. "La strada è pessima, l'Eremo è fatiscente e l'eremita puzza". Non usò mezzi termini Napoleone Bonaparte al rientro in Portoferraio dopo poche ore passate all'Eremo di Santa Caterina. Era il maggio del 1814, erano passati giorni dal suo sbarco all'Elba. L'Imperatore ebbe modo di dormire una notte nelle spoglie e modeste stanze del monastero del versante riese.

Occasione inconsueta questa, il sopralluogo alle miniere del "Piaggesi" portò via più tempo del previsto, nel cammino di ritorno il Sovrano fu sorpreso dalla notte e costretto a far montare un letto da campo nella stanza più grande dell'Eremo affinché potesse dormire in una dimora adeguata. Scatti imperiali quelli di Luciano Lunghi una serie fotografica incentrata sul flusso di coscienza dell'Imperatore, una rappresentazione tra la percezione reale delle cose e la rielaborazione mentale.

Una libera rappresentazione del monologo interiore del Sovrano. Questo l'antefatto, il punto di partenza per incentrare il lavoro fotografico sul letto da campo donato da Napoleone Bonaparte all'Eremita e tutt'ora conservato all'Eremo di Santa Caterina. Dice Lunghi: «Dopo circa un anno di elaborazione in un'unica seduta, è nata l'intera serie fotografica. Il tentativo è stato quello di raccontare in terza persona la notte passata da Napoleone all'Eremo di Santa Caterina. Ricreare lo stesso clima, la stessa atmosfera, un viaggio a ritroso nel tempo».

La sessione fotografica si è svolta durante l'agosto 2009 dal tramonto all'alba. Non sono state usate luci artificiali; l'illuminazione dell'ambiente era data dalle candele. Di questa serie allo Spazio Ipotesi di Capoliveri verrà, da oggi, esposta una fotografia di grande formato stampata in tecnica Platinum Palladio; una tecnica antica, brevettata nel 1873 dall'inglese William Willis. Le altre opere esposte, stampate secondo metodo tradizionale ai Sali d'argento, in formati più ridotti, sono un vero e proprio brogliaccio di lavoro. Un set fotografico, con appunti e presunte annotazioni dei pensieri napoleonici.

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