Sicurezza
TRAGHETTI
Caro tariffe e contraddizioni
Giovanni Fratini (Portoferraio)
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Leggo la decisione di Toremar di aumentare le tariffe per l'alta stagione. Davvero qualcosa non torna. A Firenze gli assessori ai trasporti e al turismo insieme alla Provincia di Livorno e alla categorie economiche hanno discusso per definire una campagna promozionale e preparare offerte speciali nei prossimi mesi. Tra le cause del netto calo delle presenze turistiche di quest'anno, ma anche degli anni passati, tutti affermano che molto incidono le tariffe praticate dalle compagnie di navigazione ed è una verità incontestabile, anche se le tariffe non sono la sola causa della crisi. Ebbene la Toremar, la compagnia di navigazione interamente di proprietà della Regione, in perfetta sincronia e sintonia con gli incontri e le strategie messe in campo a Firenze, ha la bella pensata di aumentare le tariffe. E così vanno a farsi friggere le facilitazioni per l'accesso all'isola richieste al tavolo fiorentino. Ma l'assessore ai trasporti Ceccobao e l'assessore al turismo Scaletti come possono avallare una simile decisione? Se non è la compagnia pubblica, che beneficia di un contributo statale di 15 milioni di euro e regionale di 3 milioni, a praticare tariffe competitive, come possiamo sperare di risollevare le sorti del turismo elbano? Qualcuno si era illuso che l'ingresso di un terzo operatore marittimo favorito la riduzione del costo dei biglietti. Purtroppo anche l'ingresso della terza compagnia non ha prodotto gli effetti sperati. Ma una compagnia di proprietà pubblica che può contare su finanziamenti statali e regionali dovrebbe, in periodi di crisi come quello che stiamo attraversando, contenere i costi, e non solo per i residenti, ma, nel pieno rispetto del principio della continuità territoriale, anche per i non residenti. E pensare che agli inizi degli anni 70 le società marittime regionali nacquero non solo per garantire i servizi essenziali per le popolazioni insulari, ma anche per creare le condizioni per il loro sviluppo economico e sociale. Ma se si uccide il turismo non ci sono prospettive di sviluppo. Senza turismo non c'è futuro per l'Elba, come per tutte le isole minori. I pesanti tagli decisi dal Governo per il settore del trasporto pubblico non consentono di essere ottimisti. Dovremmo darci da fare a livello romano, insieme agli amministratori di tutte le isole minori italiane, perché i contributi statali previsti per gli anni prossimi non vengano almeno ridotti. Ma anche dalla Regione dobbiamo attenderci un più efficace sostegno. I tre milioni promessi per questo anno rappresentano una percentuale molto modesta sull'intero ammontare delle risorse finanziarie regionali che vengono destinate, ogni anno, al trasporto pubblico locale ferroviario e su gomma. Fino a quest'anno la nostra Regione, contrariamente a quanto hanno fatto altre, come la Sardegna o la Sicilia, non ha mai investito una lira o un euro nel trasporto marittimo. E' legittimo chiedere, d'ora in poi, una maggiore attenzione. Diversamente possiamo fare tutti gli incontri che vogliamo, sottoscrivere mille protocolli d'intesa (in genere tanto utili per mettersi l'animo in pace e poi non fare nulla), progettare lodevoli iniziative promozionali, ma se attraversare il Canale continuerà a costare quanto due o tre giorni di vacanza in continente, non avremo risolto assolutamente nulla.
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