Il dolore
Tolte le roulotte che si trovavano a ridosso della chiesa parrocchiale di San Giuseppe
Sgombrato il campo nomadi
L'intera area dovrà ora essere bonificata dagli operai dell'Esa
2 MINUTI DI LETTURA
Sgombero forzato del campo rom alla Sghinghetta. Camion con il braccio della gru, pattuglia dei vigili urbani e alcuni operai hanno messo in atto un'azione congiunta che è stata adotata da Forze dell'Ordine e amministrazione comunale. Via le roulotte ubicate dietro al salone della chiesa parrocchiale di San Giuseppe e ridotte, ora, a un ammasso di lamiere: praticamente inservibili. Rimosse anche le baracche che erano state impiantate. Via la grande quantità di cartoni, di polistorolo, di reti verdi appese lungo la recinsione che corre per un breve tratto di via Aldo Moro.
Tutto ha avuto inizio circa un anno fa, quando il comune chiese a don Gianni Mariani, parrocco di San Giuseppe, se ospitava una coppia di rumeni che erano stati allontanati dalle baracche erette nella zona del porto, in prossimità dell'ex centrale Enel. «Dissi di sì - dice il parrocco - perché mi fu assicurato che sarebbe stata una soluzione provvisoria. Mai avrei pensato che lo stato delle cose si fosse protratto per più di un anno». Una situazione tollerata, nonostante gli inviti a comportarsi da persone civili rivolte alla coppia occupante (di cui la giovane donna è anche muta) sia da parte dei componenti del consiglio della parrocchia, sia da parte degli stessi abitanti dei palazzi vicini.
Non solo. A poco a poco i rom sono aumentati di numero, (4 coppie) al punto che, la sera, si riunivano in diversi gruppi per trascorrere la notte e poi la mattina disperdersi in Città o in qualche altro paese dell'Isola. Il numero aumentato degli ospiti delle baracche e delle roulotte non era sfuggito a chi abita nei pressi. E segnalazioni in tale caso erano giunte alle Forze dell'Ordine. «Non potevamo non intervenire - dice il sindaco di Portoferraio Roberto Peria - Il quadro generale era divenuto insostenibile dal punto di vista ambientale e soprattutto da quello igienico-sanitario. Ne risultava compresso il decoro stesso del quartiere». Problemi igienici non indifferenti.
«Avevo permesso conclude don Gianni - di servirsi dei bagni del salone, lasciando aperta la porta; ma quando il numero è cresciuto non era più sufficiente». E ora, i rom dove andranno? Come si sistemeranno? «Ho prospettato la possibilità di raggiungere il campo profughi di Pisa - conclude l'assessore alle Politiche sociali, Cosetta Pellegrini - Ma la proposta non è stata accolta. Intendono rimanere sull'Isola; ho ventilato loro la proposta di poter lavorare in qualche azienda turistica senza successo: vogliono continuare a essere dei questanti».
Tutto ha avuto inizio circa un anno fa, quando il comune chiese a don Gianni Mariani, parrocco di San Giuseppe, se ospitava una coppia di rumeni che erano stati allontanati dalle baracche erette nella zona del porto, in prossimità dell'ex centrale Enel. «Dissi di sì - dice il parrocco - perché mi fu assicurato che sarebbe stata una soluzione provvisoria. Mai avrei pensato che lo stato delle cose si fosse protratto per più di un anno». Una situazione tollerata, nonostante gli inviti a comportarsi da persone civili rivolte alla coppia occupante (di cui la giovane donna è anche muta) sia da parte dei componenti del consiglio della parrocchia, sia da parte degli stessi abitanti dei palazzi vicini.
Non solo. A poco a poco i rom sono aumentati di numero, (4 coppie) al punto che, la sera, si riunivano in diversi gruppi per trascorrere la notte e poi la mattina disperdersi in Città o in qualche altro paese dell'Isola. Il numero aumentato degli ospiti delle baracche e delle roulotte non era sfuggito a chi abita nei pressi. E segnalazioni in tale caso erano giunte alle Forze dell'Ordine. «Non potevamo non intervenire - dice il sindaco di Portoferraio Roberto Peria - Il quadro generale era divenuto insostenibile dal punto di vista ambientale e soprattutto da quello igienico-sanitario. Ne risultava compresso il decoro stesso del quartiere». Problemi igienici non indifferenti.
«Avevo permesso conclude don Gianni - di servirsi dei bagni del salone, lasciando aperta la porta; ma quando il numero è cresciuto non era più sufficiente». E ora, i rom dove andranno? Come si sistemeranno? «Ho prospettato la possibilità di raggiungere il campo profughi di Pisa - conclude l'assessore alle Politiche sociali, Cosetta Pellegrini - Ma la proposta non è stata accolta. Intendono rimanere sull'Isola; ho ventilato loro la proposta di poter lavorare in qualche azienda turistica senza successo: vogliono continuare a essere dei questanti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
