Il Tirreno

Le banche creditrici di 770 milioni replicano alla mossa di Mordashov

«Severstal riprenda Lucchini o addio moratoria sui debiti»

Luca Centini
Sopra il patron di Severstal Alexey Mordashov e uno scorcio della Lucchini
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Sopra il patron di Severstal Alexey Mordashov e uno scorcio della Lucchini

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 PIOMBINO. Severstal si riprenda Lucchini e ricapitalizzi il gruppo o addio alla moratoria sul debito di 770 milioni. Sarebbe questa la proposta, o forse la reazione, delle banche creditrici in seguito al colpo di mano di Mordashov, che ha ceduto il 50,8% del gruppo bresciano a una società finanziaria sotto il suo controllo.  La manovra ha indispettito gli istituti bancari che, secondo quanto riportato da "Il Messaggero", si sono riuniti giovedì presso lo studio Freshfield per rimodulare le proprie strategie dopo 24 ore dal colpo ad effetto del magnate russo.  La cessione del 50,8% di Lucchini a una società finanziaria alleggerisce il bilancio di Severstal e, di conseguenza, ribalta i rapporti di forza tra la multinazionale e i suoi creditori. Nello specifico il trasferimento del 50,8% della società in una scatola vuota, corrode le certezze degli istituti. Il rischio di un eventuale precipitare della situazione, come l'ipotesi di fallimento del gruppo, si scaricherebbe per intero sulle spalle delle banche. E le garanzie offerte del colosso Severstal, quotato alla Borsa di Londra, verrebbero a mancare, in quanto la finanziaria, a cui è intestato il pacchetto, non avrebbe i mezzi per sostenere il salvataggio.  Incassato il colpo sferrato da Mordashov, conseguente alla messa in default inoltrata da Bnp Paribas alla proprietà di Lucchini, le banche preparano il contrattacco e si sono messe all'opera per formulare una proposta alternativa, che giungerà sul tavolo del magnate a breve.  Le condizioni sono nette e fanno presagire un braccio di ferro, nel quale è in gioco il destino dello stabilimento di Piombino e gli altri presidi del gruppo. Mordashov dovrà restituire Lucchini a Severstal, sfruttando l'opzione di acquisto della quota, prevista nell'accordo, alla stessa cifra simbolica di un euro.  Inoltre Severstal dovrà provvedere a una ricapitalizzazione del gruppo Lucchini, pari ad almeno 100-150 milioni. Risorse fresche che servirebbero per ripristinare i covenants, ovvero i parametri che regolano l'equilibrio tra debiti, equity ed ebitda. Qualora Severstal rispettasse le due condizioni, le banche sarebbero disposte ad accettare la richiesta di stand-still, ovvero di mantenimento delle linee di credito fino al 30 ottobre. Una sorta di congelamento dell'esposizione debitoria del gruppo, che deve alle banche la bellezza di 770 milioni.  Prendere o lasciare, dunque. Ed è chiaro che, una volta formulata la proposta, tutto dipenderà dalla decisione del magnate russo. Il mancato accordo per la moratoria sui debiti complicherebbe drammaticamente il quadro Lucchini. La stessa cessione, già al palo da mesi, potrebbe diventare un rebus, con il peso delle scadenze con le banche che finirebbe per disincentivare ulteriormente l'interesse dei compratori. Una rottura aprirebbe scenari oscuri per lo stabilimento.  

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