Il Tirreno

Sconcerto per il colpo di mano dei russi

Luca Centini
Lavoratori della Lucchini durante manifestazioni in difesa della occupazione
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Lavoratori della Lucchini durante manifestazioni in difesa della occupazione

L'onorevole Velo: «Rischi per l'occupazione e governo assente»

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 PIOMBINO. Metà Lucchini per un solo euro. E' passato un giorno dal passaggio del pacchetto di maggioranza, pari al 50,8%, del gruppo Lucchini a una società sotto il controllo del magnate Alexej Mordashov. Ma l'intrigo finanziario, risolto con un colpo di mano dei russi, non fa che aumentare la preoccupazione per il futuro dello stabilimento di Piombino e degli altri presidi europei del gruppo. L'allungamento dei tempi della cessione definitiva della Lucchini è un'ombra per l'occupazione e per gli investimenti necessari a rilanciare lo stabilimento di Piombino. «Il passaggio, atteso da tempo, lascia una forte preoccupazione - commenta il sindaco Gianni Anselmi - quello che è più sconcertante è il valore dell'accordo. Una storia di lavoro di un grande stabilimento come quello di Piombino è stata svenduta per un euro. Questo la dice lunga sul valore che nel mondo globale viene attribuito ai temi del lavoro e dell'occupazione. Sarei curioso - conclude Anselmi - di sapere cosa ne pensa a riguardo il ministro dello sviluppo economico».  La preoccupazione per lo stallo delle procedure di vendita si aggiunge a quella per un nuovo, atteso, rallentamento delle produzioni e per la fermata dell'Afo dall'8 al 20 agosto. «Al di là della procedura finanziaria attuata da Severstal, è chiaro che il guadro che si respira non è affatto positivo - spiega il deputato Pd, Silvia Velo - con la vendita che va per le lunghe aumentano i rischi per l'occupazione e per gli investimenti. A questo si aggiunge il fatto che la ripresa non si vede, pittosto sono previsti nuovi cali produttivi. E' importante che in questa fase di incertezza non si abbassi l'attenzione sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori». Non manca una stoccata per il governo. «L'esecutivo è assente, basti pensare che non c'è un ministro a cui poterci rivolgere. Quello che sta succedendo è il risultato dell'assenza di una politica industriale del governo».  La manovra dei russi viene accolta con freddezza da tutte le forze politiche. «Le manovre speculative di Mordashov sono degli aggiustamenti finanziari per facilitare la vendita degli impianti produttivi della nostra città - commenta Stefano Guarguaglini, di Rifondazione Comunista - non c'è un progetto industriale per il futuro, si tira solo a far cassa. Chi comprerà lo stabilimento vorrà imporre riduzione del costo del lavoro, licenziamenti, azzeramento del valore della contrattazione sindacale. A quel punto che faranno politica e sindacati? Lasceranno sola Fiom a difendere i lavoratori come a Pomigliano?».  «Ciò che sta succedendo è frutto di un sistema avariato - aggiunge Luigi Coppola (Udc), troppo spesso accade che i passaggi societari siano frutto di accordi dove il denaro è solo virtuale. Non sappiamo cosa accadrà allo stabilimento di Piombino, siamo in una fase critica e di difficile soluzione».  «Si aprono scenari di una grave crisi sociale - commenta il presidente di Legambiente Val di Cornia, Adriano Bruschi - le grosse aziende siderurgiche sembrano essersi defilate dalla trattativa, le imprese d'appalto non riscuotono da mesi, la nuova fermata dell'Afo oltre a comportare conseguenze per l'occupazione, contribuisce a ridurre la vita dell'impianto. Le prospettive non sono buone e le ombre sulla siderurgia potrebbero stimolare tentazioni pericolose per l'ambiente, su tutte il richiamo a nuove cementificazioni».

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