Il Tirreno

Lucchini, braccio di ferro tra Mordashov e banche Dubbi sulla nuova società

L’altoforno, simbolo del centro siderurgico piombinese
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L’altoforno, simbolo del centro siderurgico piombinese

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 PIOMBINO. La mossa di Alexey Mordashov non è affatto piaciuta al pool di banche su cui grava un debito della Lucchini per 770 milioni di euro. L'annuncio dell'avvenuto passaggio del 50,8% delle azioni da Severstal a una finanziaria controllata dal magnate russo, ha rischiato di mandare a monte l'incontro previsto tra i russi e gli istituti bancari che avrebbe dovuto servire alla rinegoziazione del debito. Sebbene il clima non sia stato certo dei più sereni, l'incontro invece ieri mattina c'è stato.  Non è stato risolutivo, tanto che le banche (Bnp Paribas, Mps, Uncredit, Banco Popolare, Bpm e Intesa-San Paolo), hanno deciso riunirsi di nuovo tra loro per analizzare le iniziative da assumere. Una delle banche, la francese Bnp Parbas, aveva già messo in "default" la Lucchini, intravedendo una violazione contrattuale del prestito a causa di uno sforamento dei parametri tra debiti, ebitda ed equity.  Secondo alcuni osservatori la mossa di Mordashov, principalmente finalizzata a mettere a riparo Severstal (quota nella Borsa di Londra), dall'eventuale fallimento della Lucchini, rende ancora più difficile il consolidamento dell'azienda bresciana.  Tra Mordashov e le banche, dunque, è iniziato un vero e proprio braccio di ferro. Se da un lato il magnate russo deve infatti tutelare gli interessi di Severtal (di cui è di gran lunga l'azionista di maggioranza) e cercare di vendere la Lucchini realizzando il maggior prezzo possibile, le banche sono ad un bivio, non avendo interesse al fallimento della Lucchini, ma pur nella necessità di recuperare la forte esposizione, ora non più garantita dal colosso dell'acciaio russo.  Ma qual è il significato della strategia avanzata all'ultimo tuffo da Mordashov. Abbiamo sentito su questo il parere di due economisti, Paolo Leon, già presidente del Cles e docente di economia all'Università Roma 3, e Alessandro Volpi, docente di storia contemporanea e geografia politica ed economia all'Università di Pisa.  Intanto, è normale che un' industria importante come la Lucchini venga venduta per un solo euro?  «E' un'operazione abbastanza usuale - risponde Paolo Leon - Acquisendo la maggioranza, Mordashov si è assunto il controllo dei debiti. Le banche hanno ora un problema: se Severstal poteva garantire l'esposizione, essendo tra l'altro quotata in Borsa, potrà farlo la società che ora ha acquisito il controllo della Lucchini? Se la cosa avvenisse tra due società italiane, ad esempio, potrebbe verificarsi che quella che ha comprato possa addirittura ottenere vantaggi fiscali dall'acquisto di una società in perdita».  Una scatola dove parcheggiare per il momento i debiti allora?   «In senso generale tutto ruota intorno al debito - sostiene Alessandro Volpi - Mordashov vuole evidentemente evitare che il debito della Lucchini pesi su una società quotata in borsa. E' normale che le banche ora siano molto più preoccupate. Non si conosce la consistenza della nuova società. Il 30 giugno scadeva il termine fissato dalla Severstal per cedere la Lucchini. Il compratore non è stato trovato e Mordashov ha parcheggiato i debiti. Bisogna ora vedere dove lo ha fatto. E' comunque un'operazione di ingegneria finanziaria poco chiara che sembra lasciare la Lucchini al suo destino».  Ma ha ancora un senso fare siderurgia in Europa?  (Qui le posizioni dei due economisti si dividono).  «La siderurgia non è da liquidare - sostiene Paolo Leon - come dimostrano Germania e Francia, anche se la crisi è dura e la concorrenza molto forte. Piombino doveva essere comunque capace di superare qualsiasi crisi».  Ma è ancora valido il ciclo integrale?  «Se l'economia europea crescesse anche di poco, intorno al 2-2,5% - continua Leon - ci sarebbe spazio anche per la ripresa della siderurgia. La svalutazione dell'euro lo consente. Tutto dipende dalle decisioni che la Bce prenderà sui tassi di sconto. Sfasciare tutto ora sarebbe un errore irresponsabile».  «In alcuni momenti verrebbe da rispondere di no - sostiene al contrario Volpi - I competitori sono in Cina, in India, in Russia. E' molto difficile fare siderurgia in Europa. Significa investire tanti soldi per rinnovare gli impianti, per attenuare l'impatto ambientale, bonificare, gestire il ciclo produttivo. Anche a Piombino ci sono un altoforno e una cokeria da rifare, laminatoi da rinnovare, mentre i margini che si ricavano dall'acciaio sono ridotti».

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