Il Tirreno

I diportisti non mollano il piazzale

V.P.
Il piazzale d’alaggio di Marina
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Il piazzale d’alaggio di Marina

«Non siamo privilegiati, la giunta si accanisce contro la nautica sociale»

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 PIOMBINO. Il dieci luglio si avvicina ma non tutti i diportisti hanno intenzione di lasciare il piazzale d'alaggio di Marina. Non li convince l'ultimatum improvviso del Comune. Nè la poca chiarezza del Consorzio di gestione nei loro confronti. Tantomeno la nuova sforbiciata alla piccola nautica. Quella che non può permettersi barche grosse e attracchi costosi.  Sul piazzale ci sono circa 120 barche. Tra quelle sotto piazza Bovio, che dovranno sloggiare, e quelle gestite da Arcipesca al porto, destinate ad andarsene per lasciare posto alle banchine, si sale almeno a 250 tagli.  «E parliamo di nautica sociale vera, quella della pescatella, delle ferie trascorse sul nostro mare, dei diportisti più anziani. Quella che in campagna elettorale il sindaco ha assicurato di voler difendere e che ora liquida come "privilegio"», commenta Stefano Bartolini, uno dei diportisti dell'alaggio che si sta dando da fare per ottenere almeno un po' di chiarezza su come si è giunti alla decisione e sulla destinazione finale dell'area. Perchè, come altri, non si accontenta di un generico "uso pubblico".  Bartolini fa pure due conti. «Prima della frana di Cittadella sul piazzale c'erano circa 150 barche e ciascuna pagava, come i 120 rimasti, 200 euro di canone annuale. Significa che nel corso del tempo nelle casse del Consorzio sono entrati anche trentamila euro all'anno».  «Di sicuro - prosegue - solo una piccola parte è stata usata per le manutenzioni del piazzale. Il denaro è servito a finanziare molti lavori al porticciolo, soprattutto per le catenarie. Venendo a mancare questi introiti, chi ha la barca a Marina dovrà farsi carico di spese più alte. E anche questo dovrà essere messo nel conto».  Molta parte del ragionamento di chi si oppone al trasloco delle barche nel magazzino comunale del Poggetto o nell'area Arcipesca (destinata comunque ad essere assorbita dai lavori di ampliamento del porto), ruota intorno alla scarsa trasparenza. «O mente il Consorzio, quando dice d'aver saputo della decisione solo un giorno prima della spedizione degli avvisi, e tra l'altro non si è ancora preoccupato di indire un'assemblea. O mente il Comune quando dice che il Consorzio sapeva da almeno un mese. Resta il fatto che i diretti interessati erano all'oscuro. E non è questo il sistema corretto di procedere», chiude Bartolini invitando i diportisti a ritrovarsi domattina alle 9 sul piazzale per un confronto o a telefonargli al 389/0788399.  

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