Il Tirreno

Mordashov compra metà Lucchini

Giorgio Pasquinucci
Mordashov compra metà Lucchini

Il 50,8% passa per un euro da Severstal a una società del magnate russo

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PIOMBINO. Alexey Mordaschov ha acquistato per un euro dalla Severstal, attraverso una sua società controllata, il 50,8% della Lucchini. Una manovra finalizzata, come si legge in una nota diffusa ieri dalla stessa Severstal «a tutelare gli interessi dei suoi azionisti (la società è quotata sulla Borsa di Londra), migliorare la stabilità finanziaria della società e garantire una migliore flessibilità al processo di vendita della Lucchini e alla negoziazione degli accordi di credito dell'azienda. Mordaschov diventa dunque l'azionista di controllo della Lucchini, con pieni poteri di gestione. La Severstal si è riservata il diritto di riacquistare la quota sempre per un euro, mentre i guadagni che Mordashov potrà realizzare dalla successiva vendita del suo 50,8% saranno trasferiti di nuovo a Severstal.

Il 31 marzo scorso Severstal aveva scorporato la Lucchini dal proprio bilancio trimestrale, classificandola come "discontinued operation" in attesa di cessione. Nei primi tre mesi l'azienda europea presentava perdite per 855 milioni di dollari, pur in presenza di un aumento dei ricavi. La manovra di Severstal cambia forse qualcosa sul piano finanziario e della forza di contrattazione verso un eventuale compratore, ma non sembra attenuare le preoccupazioni sul futuro industriale del polo siderurgico di Piombino. «La situazione della Lucchini è preoccupante e i lavoratori devono essere consapevoli della necessità di stare uniti e pronti a reagire, scendendo se necessario in piazza anche in poco tempo, per difendere il loro futuro». E' un messaggio chiaro quello di Luciano Gabrielli, segretario provinciale della Fiom. Allarmismo? Piuttosto, una semplice analisi dei fatti. Alexey Mordashov, nonostante l'intenzione di sbarazzarsi al più presto della Lucchini, non ha ancora trovato un compratore. All'orizzonte solo i due fondi d'investimento, (Tpg e Apollo, secondo la stampa specializzata) che però, secondo Gabrielli, non danno sufficiente garanzie. «Lo stabilimento deve andare avanti con le proprie gambe, altrimenti piano piano si esauirisce».

Si è parlato anche di un interessamento di gruppi industriali, ma in ballo è rimasta solo una cordata italiana: Beltrame, Danieli e Acciaierie Venete. Tutti sembrano però ancora finestra, compreso il più grosso imprenditore siderurgico italiano, Riva, che secondo alcune fonti starebbe solo aspettando sulla sponda del fiume il "cadavere" della Lucchini. Finora i russi hanno tenuto duro, non vogliono svendere, ma fino a quanto saranno in grado di resistere. La Lucchini ha debiti per 480 milioni di euro e proprio oggi, l'azienda avrà un incontro con alcuni istituti bancari per ricontrattare l'esposizione finanziaria. Lunedì prossimo, invece, si svolgerà l'incontro al ministero con i sindacati. Intanto però, in vista di una nuova stagnazione del mercato che fino a giugno era stato in ripresa, da venerdì l'azienda comincerà a calare la produzione, soprattutto di bramme e barre, e ai sindacati è già stata annunciata una fermata dell'altoforno per manutenzione dall'8 al 20 agosto, che la Fiom già teme che possa protrarsi. Luciano Gabrielli non ha dubbi: «Oggi si sta decidendo il destino dell'industria. E per la Lucchini questo non può che significare la difesa del ciclo integrale. Ci sono investimenti da fare sull'altoforno e sui treni di laminazione, come cominciare da quello per le rotaie».

L'ipotesi di sostituire gli attuali impianti con un'acciaieria elettrica per il segretario della Fiom è improponibile. «Un forno elettrico può produrre al massimo 500-600mila tonnellate d'acciaio all'anno e non si potrebbero fare produzioni di qualità come le rotaie, che consentono di ottenere ancora il maggiore valore aggiunto. Barre, bramme e vergella ormai possono farle tutti, soprattutto in Cina a minor costi. Del resto abbiamo visto a Genova cosa è successo: quando è stata chiusa l'area fusoria in poco tempo si sono fermati anche i laminatoi». Insomma, per il dirigente della Fiom la continuità del ciclo integrale rappresenta l'unica possibilità di mantenere in vita lo stabilimento, altrimenti, dice senza mezzi termini «sarebbe solo rimandarne la chiusura». Tra le tante preoccupazioni dei sindacati anche la scadenza, il 30 ottobre, della cassa integrazione straordinaria concessa per crisi internazionale. «Il primo novembre rientreranno tutti i 2142 lavoratori delle Lucchini?».

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