Sicurezza
L'orgoglio del Poggetto e le infinite sassaiole con i ragazzi del Cotone
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Una partita a carte al Circolo e a destra a passeggio davanti alle fabbriche negli anni Cinquanta 4 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Ecco di seguito la storia di Sergio Cantini e della sua famiglia. Siamo arrivati al Poggetto nel 1964: la nostra prima "casa" era la stalla del Tonelli, il vetturino, in via Provinciale accanto al negozio del Niccolini. Questa casa in affitto noi la chiamavamo lo "stanzone": c'era un cavetto di fil di ferro con una tenda, l'armadio di camera da una parte e quello di cucina dall'altra. L'infanzia, la famiglia, la giovinezza Siamo stati due anni nella stalla, poi siamo andati in via Montecaselli e infine dal 1970 nella Quinta strada. Il mio babbo prima puliva i mattoni refrattari in discarica e poi trovò lavoro alla Carovana Piombinese. Era un comunista convinto e questo gli creò diversi problemi col lavoro. Ho frequentato l'Ipc perché era una scuola che mi consentiva di fare l'esame in terza e di prendere il diploma. Volevo cominciare a lavorare per mantenere la famiglia, ma il mio babbo disse che mi sarei dovuto diplomare a costo di mangiare pane e cipolle. Così feci tutti e 5 gli anni e presi la maturità nel 1976. I ragazzi di Cotone e Poggetto C'è stata sempre una grandissima rivalità fra Cotone e Poggetto. L'edificio dei carabinieri rappresenta il confine. Chi non aveva amici al Cotone non poteva venirci tranquillamente. Io avevo due amici, Alessandro e Maurizio, che abitavano al Cotone e venivano alle elementari con me. A volte chiedevo a uno di loro se nel pomeriggio potevo andare al Circolino e loro mi davano il permesso chiedendo l'autorizzazione a qualcuno del quartiere. Quando giocavamo a calcio al campino dietro le scuole, ci dividevamo in squadre tra Cotone e Poggetto. Le "sassaiole" sono resistite sino alla fine degli anni '70. I punti di ritrovo erano le "fontine", che stavano una nella strada che ora va all'Eurospin e una all'incrocio tra la Seconda e la Quarta strada, o il Circolino, dove giocavamo a biliardino. Al Poggetto andavamo anche in bici, tanto non c'erano pericoli. Si facevano i carretti e si veniva giù dalla discesa delle scuole. A volte ci trovavamo in fondo alla Quinta strada, dal Sandri, un rottamaio, perché lì c'erano le baracche dove venivano messe le macchine o la legna. La vita al Poggetto Gli uomini si ritrovavano al bar o al Circolino, di fatto riservati ai maschi. Le donne si ritrovavano ai lavatoi o per strada con le sedie. Al Poggetto siamo sempre stati una grande famiglia, in cui tutti si aiutano e si interessano agli altri non per impicciarsi, ma per essere di sostegno agli altri. Questo spirito è rimasto, appena arriva la bella stagione per le vie del Poggetto si trova la fila delle sedie messe fuori per passare il tempo a chiacchierare. Ricordo ancora la serate passate alla tombola, o quando c'era una tv sola e io saltavo dalla finestra per andare da Finimola Fabiani, detta Fine, perché loro l'avevano comprata. A casa di Fine ho visto l'Odissea, la versione presentata da Ungaretti, mi sembra fosse tutti i martedì. Negli anni '70 furono demoliti i palazzi bombardati del Cotone. Noi ragazzi andavamo a vedere la palla che buttava giù il palazzo. Era meglio dei film in 3d, altro che Avatar! I personaggi del quartiere Negli anni '60 c'erano tante attività commerciali, oggi tutte scomparse. Mi ricordo in particolare la lattaia Lucia dove ogni sera andavo a comprare mezzo litro di latte sfuso. Lei lo versava nella bottiglia di vetro col "quartino" d'acciaio e ne metteva sempre un pochino di più. Spagnolo era il bottegaio che ci permetteva di segnare la spesa sul libretto e di pagare una volta al mese quando arrivava la paga. Il Campatelli, benzinaio-barbiere-tuttofare che aveva sempre le mani sporche di unto ma non si tirava mai indietro se c'era da riparare il freno della bici e darti un litro di miscela. E infine Landino che faceva il giro dei macelli per prendere gli scarti e li portava ai gatti del Cotone, del Poggetto ma anche di Tolla, San Rocco e Sol. I bisogni del quartiere Manca la farmacia e questo è gravissimo soprattutto per i molti anziani che devono affrontare un viaggio per andare a Piombino, in particolar modo nei giorni festivi quando l'autobus passa ogni ora. Siamo collegati male soprattutto con l'ospedale. Servono due bus perché prima uno deve andare al capolinea e poi prendere quello per l'ospedale.
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