Il Tirreno

«Patti chiari sulle barriere in porto»

Auto in fila sulle banchine a Piombino
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Auto in fila sulle banchine a Piombino

Fratini chiede la firma di un accordo con la Port authority

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PORTOFERRAIO. Non bastano le rassicurazioni del presidente dell'Autorità portuale, Luciano Guerrieri, per calmare gli elbani. Le barriere di Piombino continuano a fare discutere. E la certezza che niente cambierà rispetto allo scorso anno comunque non chiude la vicenda. Perché il nodo di fondo non è, per chi vive all'Elba, avere la certezza che le barriere installate in porto, dall'altra parte del canale, resteranno sempre aperte.

Né il fatto che per gli isolani possa essere realizzata una corsia preferenziale Anche una sbarra antiterrorismo, piazzata lì magari interpretando in maniera eccessivamente rigida le normative sulla sicurezza, è letta come una minaccia per lo sviluppo, un ostacolo in più alla vita quotidiana già difficile per chi è costretto a fare la spola tra l'isola e il continente per lavorare, studiare o più semplicemente sottoporsi a una visita medica.

A calmare le acque, ragionando su quello che potrà accadere ora una volta chiarito che le barriere sul porto di Piombino resteranno ma, a meno che non ci siano particolari situazioni di emergenza, saranno alzate, ci pensa Giovanni Fratini, assessore di Rio Elba che ricorda i contenuti dell'accordo trovato lo scorso anno, all'indomani delle polemiche per l'attivazione delle barriere: libero accesso la porto per tutti coloro che sono diretti all'Elba senza distinzione tra residenti e non, attivazione delle sbarre, per l'Elba, solo in caso di necessità su indicazione delle forze dell'ordine e ancora funzioni di vigilanza, assistenza e informazione per il personale impiegato ai varchi. Intese mai sottoscritte ma che «lo stesso Guerrieri - spiega Fratini - considera come scolpite nella pietra. Ed in effetti l'intesa raggiunta è stata fino ad oggi rispettata e attuata, salvo spiacevoli episodi successi in questi ultimi giorni.

Rimane il fatto che mercoledì scorso, a sostegno della proposta di diversificare gli accessi e di assegnare una corsia preferenziale ai residenti, senza peraltro indicare le modalità per una sua pratica attuazione, ci è stato detto: l'Autorità portuale ha un piano della sicurezza in vigore che prevede l'azionamento delle sbarre e quel piano deve essere rispettato, il prefetto e il questore lo esigono, si può solo pensare di riservare una corsia preferenziale ai residenti». Insomma un ribaltamento degli accordi dell'anno precedente, fatti salvi, invece, da Guerrieri. «Suggerisco al presidente - conclude Fratini - onde evitare in futuro ulteriori equivoci, incertezze o non corrette interpretazioni, di assumere quanto prima un'iniziativa che porti alla sottoscrizione di un documento scritto nel quale siano inseriti e, se necessario, ulteriormente precisati i patti non scritti dello scorso anno».

Un suggerimento a Guerrieri a cui si aggiunge la presa di posizione del coordinamento elbano del Pd che, sottolineando come non esistano normative nazionali o comunitarie a sostegno della presenza di barriere sugli accessi al porto per l'Elba, bollano come inutili i varchi e chiedono che il personale dell'Autorità portuale, d'ora in avanti, si limiti a «svolgere servizi di informazione e accompagnamento ai moli». Insomma sbarre aperte. Se poi i dipendenti dovessero trovarsi improvvisamente senza lavoro il Pd propone di utilizzarli «per garantire l'apertura della stazione marittima nelle ore notturne».

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di Redazione web