Sicurezza
Con Emanuela il Gambero Rosso cambia menu
Paolo Federighi
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Emanuela Cattani e il Gambero Rosso 3 MINUTI DI LETTURA
SAN VINCENZO. Emanuela Cattani ha appena terminato di dipingere le pareti. Ultime rifiniture. Al "Gambero Rosso" niente è cambiato. «Tutto come prima - dice Emanuela - salvo due cose: due libri che ha preso Fulvio e l'aggiunta di alcune opere della mia cara amica pittrice Rita Morandi Vicini». Un luogo molto accogliente, con i disegni dei nipoti Martino ed Emanuele attaccati alle pareti. «Mio nipote Emanuele - dice - ha 8 anni ma ha già il talento dello chef». «Ieri mi ha aiutato a preparare i carciofini sott'olio, il primo piatto che trent'anni fa preparammo insieme io e Fulvio. Ma dovrà studiare, magari laurearsi. Un po' come il nonno Fulvio, che si è laureato in scienze politiche prima di esprimere il suo genio in cucina». Emanuela Cattani, milanese, è tranquilla e sorridente. In poche parole, e con certa sofferenza, ripercorre quest'ultimo anno e mezzo. «Ho superato - dice - una "malattia", perché per me tale è stata. Ovviamente, prima non avrei mai potuto avere lo spirito per pensare ad un'avventura del genere. Un paio di mesi fa mi sono risollevata. Ne ho parlato con Fulvio, che mi ha dato il suo consenso, ed ho iniziato subito a rimetter le mani nel ristorante. E' da un mese e mezzo che stiamo lavorando, ristrutturando, mettendo tutto a posto. Adesso siamo arrivati alla fase finale. Questa è la mia casa. Ho vissuto qui trent'anni». La signora Cattani non sente il peso del marito. Non sente il peso, soprattutto, di riaprire il ristorante più famoso ed apprezzato d'Italia e fra i più noti al mondo. «Non ne sento il peso - dice - perché io sono un'altra persona, con altri meriti. Sicuramente con meno velleità, ma certo con molta serietà». Emanuela presenterà piatti diversi, suoi, ma non rinuncerà a "citare" alcuni famosi piatti inventati da Fulvio Pierangelini. «Sarà tutto diverso - dice - Piatti diversi, stile diverso, piatti a base di carne. Sicuramente il maialino dei salumi di mio figlio Fulvietto, e, quasi certamente, il coniglio ed il pollo». Forse a supportarla vi sarà il figlio Fulvietto, ma è un forse che non va né verso il sì, né verso il no. «Se lo farà, sarà per sua stessa volontà e per qualche spiraglio di tempo libero che potrà avere. Ha molte cose da fare ed ha le sue attività. Ha sempre detto che la cucina non è la sua vita. Ma se avrò bisogno di un aiuto, so che potrò contare su di lui. Intanto posso contare su Lorenzo, un ragazzo che ci ha aiutato prima con il Gambero, e che poi ha accompagnato Fulvio nei suoi viaggi di consulenza. Ora è tornato e sarà in cucina con me. Con lui cercherò di puntare alla qualità». Emanuela dà un'occhiata fuori e si lascia andare ad un pizzico di nostalgia: «Preferivo il porticciolo di prima, e lo preferiva anche Fulvio». Torna poi a parlare di lui e della sua nuova vita: «Fulvio - dice - è fuggito da un luogo in cui non si riconosceva più e da critici gastronomici che in modo inconcepibile lo hanno attaccato. In Italia, purtroppo, non c'è riconoscenza per il lavoro di chef. In Francia, varie piazze e vie portano i nomi dei grandi chef ancora in vita. C'è una profonda differenza culturale, che ha avuto profonde ripercussioni interiori su Fulvio. La sua crisi personale è stata lunga ed è divenuta per lui insopportabile, e continuo a pensare che la nostra crisi sia avvenuta di conseguenza». Emanuela mi fa capire con uno sguardo di passare oltre. Quando riaprirà il "Gambero Rosso"?: «Nei primi giorni di giugno». Inaugurazioni? «No, le detesto. Aprirò le porte, e chi vorrà entrare, entrerà». Amici e alcuni critici gastronomici l'hanno contattata per esprimerle soddisfazione per la sua decisione e per metterne in luce il coraggio. «Questo - conclude - è l'inizio di una nuova avventura familiare e gastronomica che continuerà col 'Bucaniere' di Fulvietto».
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