Il Tirreno

Bocciata la corsia preferenziale. I sindaci: non siamo una riserva indiana

«Togliete subito le barriere»

Valentina Landucci
«Togliete subito le barriere»

Gli enti locali elbani contro i varchi in porto a Piombino

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PORTOFERRAIO. E' una dichiarazione di guerra quella dei sindaci elbani. Al grido di «non siamo una riserva indiana» sono pronti a dare battaglia contro la decisione dell'Autorità portuale di mantenere i varchi per i controlli di sicurezza sistemati sul porto di Piombino. Un ostacolo, dicono, non solo per i residenti ma anche e soprattutto per lo sviluppo del turismo. L'esito dell'incontro con l'Autorità portuale di mercoledì è stato un fulmine a ciel sereno per i rappresentanti delle amministrazioni locali. Le polemiche dello scorso anno, quando per la prima volta erano state sperimentate le barriere sul porto, avevano portato ad un'intesa di massima: controlli più leggeri e solo in caso di necessità (ad esempio quando le banchine sono affollate nei momenti di maggior afflusso turistico) e soprattutto sbarre sempre aperte. «L'Autorità portuale - spiega Giovanni Fratini, assessore di Rio Elba - ci ha fatto presente che il piano per la sicurezza deve essere applicato e al massimo, in nome della continuità territoriale, per gli elbani sarà attivata una corsia preferenziale». Ma ai sindaci non basta. «Siamo stanchi - tuona il vice sindaco di Porto Azzurro, Angelo Banfi - di essere trattati come una riserva indiana. E' già abbastanza difficile affrontare la crisi con i prezzi attuali dei traghetti: se poi si ostacolano elbani e turisti a raggiungere il porto a che punto potremo arrivare?». I sindaci contestano le scelte dell'Autorità portuale per due motivi. Da un lato la decisione di attivare una corsia preferenziale per gli elbani. «Ci vogliono mettere il bollino - tuonano gli amministratori - attivando un sistema oltre tutto costoso che non tiene conto della necessità di far passare da quel varco non solo chi abita all'Elba ma anche le imprese e le persone che ci lavorano». Dall'altro respingono con forza l'imposizione di questo tipo di controlli «su una tratta - spiega Fratini - che per legge non ne ha bisogno: l'Autorità portuale deve essere in grado di differenziare i traffici. Se servono maggiori controlli per la Sardegna o per le crociere attivino le misure di sicurezza necessarie là dove servono e non sui varchi d'accesso per l'Elba». Fratini porta l'esempio del porto di Napoli «per il quale - spiega - non ci sono limitazioni di accesso a pedoni e automezzi nell'orario di partenza dei traghetti ad esempio per Capri». E una situazione analoga c'è anche a Livorno, «un porto - spiega Banfi - che ha certamente maggiori problemi di sicurezza rispetto a Piombino ma dove, per imbarcarsi per Capraia, non ci sono barriere: arrivi, parcheggi in banchina, fai il biglietto e ti imbarchi». La posizione dei Comuni, insomma, è semplice: quelle barriere vanno tolte. E per ottenere questo risultato hanno chiesto un incontro con il Prefetto e le autorità competenti in materia di sicurezza. «Non si vuole capire che c'è una rivolta in corso sul territorio - spiega il sindaco di Portoferraio, Roberto Peria - gli elbani non vogliono quelle barriere. L'Autorità portuale ci spieghi da cosa dipende l'obbligo di attivarle». Peria insiste. «Credo che si debba continuare ad adottare lo stesso sistema dello scorso anno: barriere sempre alzate e controlli a campione». Questi, del resto, erano i patti siglati lo scorso anno tra Comuni e Autorità portuale. «Ci siamo fidati di un'intesa purtroppo solo verbale - spiega Fratini - e questo è il risultato». Gli accordi di un anno fa, infatti, non sono mai stati sottoscritti. «Abbiamo dato per scontato - continua Peria - che la situazione restasse come quella dello scorso anno». Invece l'Autorità piombinese, negli ultimi 12 mesi, si è limitata a sospendere il piano della sicurezza che ora vorrebbe applicare con accorgimenti - vedi la corsia preferenziale - per limitare i disagi agli elbani. «Ma non si vuol capire - spiega Fratini - che la continuità territoriale è un concetto che non riguarda solo gli elbani ma tutti quelli che raggiungono l'isola». Quindi anche i turisti che, in ogni caso, sarebbero costretti a incolonnarsi di fronte alle sbarre e attendere che l'operatore di turno controlli il biglietto «cosa che - continua Fratini - non è certo una garanzia rispetto al fatto che la persona controllata non sia un terrorista. Alla fine gli unici che beneficiano delle barriere sono le persone assunte per questo servizio».

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