Il Tirreno

L'università entra in centrale

Luca Centini
Gli studenti della Sapienza in visita alla centrale a biomasse
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Gli studenti della Sapienza in visita alla centrale a biomasse

Studenti della Sapienza nell'impianto a biomasse

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 PIOMBINO. A scuola nella centrale a biomasse di Montegemoli. Ieri mattina una delegazione di studenti della facoltà di Economia dell'Università La Sapienza di Roma ha visitato l'impianto gestito dalla società Seca, realizzato grazie all'investimento e alle competenze acquisite della Sider Piombino di Bruno Pietrini.  Circa quaranta studenti, accompagnati dal docente aggregato in economia aziendale Andrea Giornetti e da Marco Pappalardo, presidente di Finambiente, sono stati ricevuti in centrale dal personale di Seca Srl e da Pietrini.  «La visita ha valore formativo - ha spiegato il professor Andrea Giornetti - gli studenti possono vedere con i propri occhi un esempio pratico di ciò che sono abituati a studiare sui libri di testo».  Dopo una breve introduzione sulle caratteristiche e le attività della centrale a biomasse, gli studenti sono passati alla pratica. Il giro della centrale è iniziato dalla zona di stoccaggio, costituita da otto contenitori (quattro da 1.000 metri cubi e quattro da 3.000), per poi passare nell'area dei trasformatori e nel cuore dell'impianto a olio di palma.  La visita si è conclusa con l'ingresso nella stanza motori, per osservare da vicino il lavoro dei tre motori a combustione interna dalla taglia di 8 megawatt ciascuno.  Quella di Montegemoli è una centrale in continua evoluzione. Nell'area stoccaggio sono già aperti cantieri per la realizzazione di altri quattro container da 3mila metri cubi, destinati allo stoccaggio dell'olio di palma proveniente da paesi lontani.  Inoltre sarà realizzata una nuova turbina, in cui sarà convogliato il vapore emesso al termine del ciclo produttivo, per ridurre le emissioni e incrementare i volumi di energia prodotta.  L'idea è quella di puntare a una centrale a ciclo integrale, in cui possano essere riutilizzati tutti i gas, il calore e i vapori di scarto.  «Abbiamo avviato collaborazioni con università di prestigio, tra cui c'è il Sant'Anna di Pisa - spiega Bruno Pietrini di Sider Piombino - il primo obiettivo è sfruttare al massimo le potenzialità della centrale, la seconda sfida consiste nella sperimentazione di nuove tecniche per estrarre energia dalle biomasse».  Tra le possibili vie di sviluppo c'è la realizzazione di mini-centrali, da 1 Megawatt ciascuna, che produrrebbero biogas a partire dal legname.  In questo caso saranno il legno in eccesso, rami secchi, scarti derivanti dalle produzioni agricole, riscaldati secondo modalità definite, ad alimentare i motori. Una soluzione dunque che potrebbe accorciare la filiera attingendo a risorse locali. Un'altra strada percorribile consisterebbe dall'ultilizzo delle alghe, una tipologia già sperimentata a Venezia, dove nel 2009 è stata realizzata la prima centrale in Italia.

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