«Bonifiche, siamo ancora al palo»
◗
Una veduta aerea della discarica Lucchini Allarme di Legambiente: colpa dei megaprogetti
3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. «Andando avanti così le bonifiche nelle aree industriali di Piombino non si faranno mai». Questa l'opinione del presidente di Legambiente Adriano Bruschi, per la prima volta invitato a partecipare a Roma alla conferenza dei servizi che si sta occupando del risanamento delle aree industriali e portuali. Un allarme lanciato soprattutto alle istituzioni, alle forze politiche e ai sindacati, accompagnato dall'invito ad aprire un dibattito pubblico per cercare soluzioni. E Legambiente punta il dito accusatore in primo luogo sui megaprogetti messi in piedi in questi anni e sugli accordi di programma stretti tra il ministero, Regione ed enti locali. «Stiamo pagando le conseguenze dei grandi progetti dell'ex direttore del ministero dell'Ambiente Mascazzini - sostiene Bruschi - il sistema di palancole previsto a difesa della falda, che avrebbe un costo superiore a 100 milioni di euro e che richiederebbe decine di milioni all'anno di gestione, è un progetto faraonico che non corrisponde alle reali necessità». Anche il tratto che s'intende realizzare nella zona sud del porto secondo Legambiente non sarebbe funzionale alle bonifiche ma piuttosto ai banchinamenti programmati dall'Autorità portuale nelle vasche di colmata. «Un intreccio con il progetto di trasferire a Piombino i fanghi di Bagnoli che era sbagliato e che ha portato ad un intreccio di accordi che sta fallendo», afferma il responsabile di Legambiente. A Roma dunque non sarebbe stato fatto nessun passo in avanti e Bruschi non sarebbe l'unico uscito dall'incontro con serie perplessità sul futuro delle bonifiche. Abbandonare i megaprogetti, è in sostanza la proposta di Legambiente «rivedendo il progetto di messa in sicurezza, eliminando i materiali pericolosi (hot spot) e regimando le acque superficiali che intercettano i fossi. Questo avrebbe costi minori e potrebbe essere fatto in modo consortile dalle stesse industrie». Anche sulle aree ex Irfird, che il Comune attraverso la Regione sta cercando di acquisire, le indagini finora eseguite non sarebbero secondo il ministero dell'Ambiente sufficienti e l'Arpat sarebbe in difficoltà ad eseguire indagini in profondità. Ma - stando a quanto riferisce Legambiente - le notizie negative emerse a Roma coinvolgerebbero anche i progetti per produrre energia da fonti rinnovabili. «La discarica industriale dove la Lucchini intendeva installare pannelli fotovoltaici non è ancora bonificata né messa in sicurezza. L'azienda sperava di poter avviare prima i lavori, ma i tecnici del ministero hanno risposto chiaramente che non è possibile. Allo stesso modo la Fera, che ha in progetto un parco eolico nelle aree di confine della Lucchini (sei pale di 3 Mw ciascuna), se vuole andare avanti dovrà provvedere a sue spese alla bonifica con costi esorbitanti». «Non si è fatto un passo in avanti su nessuno dei molti argomenti in discussione, ecco perché occorre riaprire il dibattito», conclude Bruschi, che esorta le stesse aziende ad avere la consapevolezza che le bonifiche non sono solo un costo ma anche un investimento». G.P.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
