Il Tirreno

Stop ai crediti, imprese al collasso

Luca Centini
La sede di una media impresa nella zona industriale di Montegemoli
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La sede di una media impresa nella zona industriale di Montegemoli

Decine di aziende lasciate senza ossigeno dalla stretta decisa dalle banche

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 PIOMBINO. «Il governo ha dato i soldi alla banche, ma le banche non fanno niente per sostenere le imprese». Luciano Gabrielli, segretario provinciale Fiom, lancia l'allarme per la tenuta delle piccole e medie imprese del territorio e punta il dito contro gli istituti bancari. «Banche troppo rigide, in questo modo il sistema delle imprese rischia il collasso».  La prime difficoltà si sono manifestate con il calo produttivo dovuto alla crisi economica, che ha investito prima le maxi-aziende del polo siderurgico, per poi espandersi all'indotto e al tessuto delle piccole e medie imprese dell'artigianato e di altri settori del territorio.  Nel 2009 decine di aziende hanno tentato di limitare i danni, ricorrendo alla cig e facendo gli straordinari per accaparrarsi ordini, spesso fuori dai consueti target di mercato. Ma adesso, senza una vera ripresa, lo spettro delle chiusure è dietro l'angolo, per la stretta delle banche sempre più restie a concedere prestiti alle imprese.  «Ci sono arrivate numerose segnalazioni - racconta Gabrielli - alcune banche della zona stanno chiudendo i fidi alla piccole e medie imprese, ci sono casi in cui le banche si sono rifiutate di scontare fatture non solo a piccole imprese, ma anche ad aziende importanti. Non è possibile che debbano essere Fiom, Fim e Uilm e le istituzioni a muoversi, piuttosto dovrebbero essere le banche ad avere un atteggiamento più responsabile. Le associazioni di categoria devono intervenire, se non vogliono che i loro associati scompaiano».  Lo scenario è confermato da Cna e Api Livorno che, insieme, raccolgono la totalità delle piccole e medie imprese del territorio. «Non è una situazione generale, ma riguarda diverse aziende ed è il risultato di un anno terribile - spiega Emanuela Minelli, coordinatrice Cna Val di Cornia - in questa fase le aziende stanno chiudendo i bilanci che, in molti casi, sono segnati da fatturati dimezzati. Difficoltà che si traducono per le banche in rischi più elevati e, quindi, in prestiti difficili. La situazione è di una gravità eccezionale, servirebbe più elasticità delle banche per evitare un blackout del sistema delle imprese».  A regolare il rapporto tra banche e imprese è Basilea 2, l'accordo secondo cui gli istituti classificano i clienti in base al fattore di rischiosità. Ciò comporta, per le imprese in crisi, minor credito e a tassi più elevati. «Dal 2008 viviamo una crisi pesante - spiega Giulia Massini, direttore Api Livorno - nel 2009 le aziende hanno retto ricorrendo alla cig, ma ora le vie di uscita sono ridotte. Bloccando l'accesso al credito, si compromette la capacità di finanziamento delle imprese. In una fase come questa le banche dovrebbero tenere un atteggiamento diverso». Cna e Api Livorno incontreranno banche e aziende per fare il punto e valutare possibili soluzioni.  

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