Il Tirreno

Manetti a Porto Azzurro

Realtà e finzione La tv in carcere

Francesca Lenzi
Il carcere di Porto Azzurro
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Il carcere di Porto Azzurro

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 PORTO AZZURRO. Domani, per iniziativa dell'associazione Samarcanda, nel carcere di Porto Azzurro si parlerà del mondo della pubblicità. Due uomini, seduti sul divano, si godono una serata di tutto relax, tra musica, giochi e partita alla televisione. Sembrano due amici normalissimi, sino a quando il tizio in visita annuncia di doversene andare. Solo adesso capiamo che è una guardia carceraria, l'altro un detenuto, e il delizioso salotto una semplice cella abbellita con mobili, suppellettili e quadri Ikea. "Perché cambiare costa poco" recita la voce fuoricampo. E chissà se anche l'ospite accanto deciderà di decorare il proprio locale grigio e spoglio. La reclame sarà proiettata davanti ai detenuti, pretesto per iniziare una discussione sull'argomento pubblicitario, oggetto del libro "Specchio delle mie brame" (2006 ETS), di Giovanni Manetti, dell'Università di Siena, che sarà ospite del penitenziario elbano. La pubblicità rappresento lo specchio piuttosto fedele della realtà, riuscendo a cogliere in pochi attimi una prospettiva, un desiderio, una debolezza, da utilizzare in senso promozionale, secondo un processo transitivo che arriverà a condizionare il pensiero, l'atteggiamento e, ovviamente, l'acquisto del pubblico. Al di là dell'aspetto strutturale della reclame e del messaggio l'incontro si profila come occasione di discussione sulle condizioni dei detenuti all'interno delle carceri.

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