Il Tirreno

Gli acquirenti apparsi in occasione della precedente trattativa privata non si sono ripresentati

Vigneria, i compratori se ne vanno

Valentina Landucci
Un’immagine delle vecchie strutture a servizio dell’attività mineraria all’interno del comparto di Vigneria a Rio Marina
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Un’immagine delle vecchie strutture a servizio dell’attività mineraria all’interno del comparto di Vigneria a Rio Marina

Deserta l'asta del Demanio, Bosi: «Colpa del federalismo»

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 RIO MARINA. Doveva essere la volta buona. L'ultimo bando per chiudere una partita che va avanti da almeno sette anni. Ma ci si è messo di mezzo il federalismo demaniale e Vigneria, almeno per ora, resta un bene dello Stato: gli acquirenti si sono volatilizzati.  L'ipotesi di riforma della pubblica amministrazione - in discussione in commissione bicamerale a Roma - che prevede l'affidamento agli enti locali di beni demaniali fino ad oggi gestiti dallo Stato (comprese le aree minerarie), allontana i compratori. All'asta promossa dal Demanio per la quinta volta - la seconda con una procedura semplificata cioè una trattativa privata - nessuno si è presentato. Dall'Agenzia romana non arrivano né conferme ne smentite in proposito. Ma a dare ufficialmente la notizia che i sei ettari di Vigneria restano - per ora - in mano al pubblico è il sindaco di Rio Marina, Francesco Bosi. «Ho appreso questa notizia stamani - spiega - francamente ci aspettavamo un esito diverso visto che in occasione dell'ultimo bando, precedente a questo, c'erano state manifestazioni di interesse».  In effetti il quarto bando pubblicato dal Demanio per la vendita della collina (dove insiste una previsione urbanistica per 47mila metri cubi di edifici e servizi per il turismo e la ricettività realizzabili con un investimento stimato di 50milioni di euro) aveva richiamato l'attenzione di tre soggetti privati interessati all'acquisto. Solo due offerte erano state prese in esame (la terza era arrivata fuori tempo massimo) ma in entrambi i casi la cifra proposta per l'acquisto - 4 milioni e mezzo dal Consorzio Etruria e un milione di euro dalla ditta Pierino Vanni - era stata ritenuta troppo bassa dall'Agenzia del demanio che, nelle precedenti occasioni di vendita aveva stimato il valore dell'area prima in 11 milioni di euro e poi in 8 milioni e 800mila.  Ora i privati interessati a comprare l'area (appena tre mesi fa) si sono dileguati. «Da quello che ho saputo dal Demanio - spiega Bosi - si tratta probabilmente di un effetto della legge sul federalismo demaniale che sta di fatto bloccando tutte le aste dell'Agenzia, non solo quella per Vigneria. I privati vogliono prima capire cosa succederà per questi beni, se passeranno ai Comuni». A quel punto sarebbe proprio Rio Marina a doversi rimboccare le maniche per trovare un compratore.

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