Il Tirreno

UN SECOLO DI RICORDI

Porte sempre aperte, quando il quartiere Cotone era una grande famiglia

Porte sempre aperte, quando il quartiere Cotone era una grande famiglia

Alla scoperta del cuore storico di Piombino attraverso i ricordi di una testimone: un secolo raccontato da Margherita Orlandini, memoria storica del quartiere. Ecco tutti i suoi ricordi, ora tocca a voi inviare i vostri, documentandoli con foto d'epoca e testimonianze

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PIOMBINO. Margherita Orlandini è la memoria storica del Cotone: qui è nata l’8 aprile 1915. I genitori arrivarono da Castellina nel 1911, il padre lavorava alla costruzione della fabbrica. Erano 5 sorelle: Dusmanta, Artemia, Adele, Margherita, e Piera. Margherita nel ’39 si è sposata con Mario e ha avuto una figlia. E’ nonna e bisnonna. Questi di seguito sono i ricordi del Cotone, una storia lunga quasi un secolo.

L’infanzia: butta Salivoli!
Quando eravamo bambini non c’era né acqua né luce al Cotone. C’era una fontina che dava acqua due ore la mattina e due ore la sera e bisognava mettere le brocche, i secchi, le bottiglie e c’era una fila... Siccome l’acqua dicevano che veniva da Salivoli, quando arrivava c’era sempre qualcuno che urlava “butta Salivoli!”. Nel 1925 abbiamo avuto l’acqua corrente nelle “fonticine” col rubinetto. Fu inaugurato infatti l’acquedotto alla presenza del re Vittorio Emanuele III.

Una grande famiglia
Tra vicini eravamo bravi. Quando ero piccola, se uno si sentiva male correvano tutti, chi gli mandava i bimbi a scuola, chi preparava da mangiare, chi gli puliva la casa, eravamo come una famiglia. Non si chiudevano le porte, chi arrivava passava. Il mio suocero chiudeva la porta con una seggiola perché non aveva la serratura alla porta. Ogni portone era come una grande famiglia.

Lo scollo a Margherita
Io da giovane facevo la sarta, la mia specialità erano fiocchi e scolli (al Cotone si diceva “hai lo scollo a Margherita”), mia mamma appena ho iniziato a lavorare mi comprò la macchina. Dopo le elementari sono andata a scuola di cucito per tre o quattro anni. E ancora ora faccio dei lavoretti.

La chiesa
Quando avevo dieci anni Padre Giustino Senni Buratti diceva la messa nella stalla dal contadino, poi si è spostato in uno “chalet” delle acciaierie che era qui tra i palazzi, e nel 1930 inaugurarono la chiesa. Padre Giustino e il fratello Anselmo, anch’egli sacerdote, erano di famiglia nobile. Alla morte del padre utilizzarono l’eredità per costruire la chiesa. Era una chiesa grande, da una parte aveva l’asilo e dall’altra le scuole. Sta lì dove ora c’è la montagna. Poi è andata giù con le bombe.

Il giorno più bello
Il giorno più bello della mia vita è stata quando “ho sposato”, il 15 aprile 1939. Si è fatto il rinfreschino a casa mia. L’ha preparato la mia mamma, qualche dolcetto, qualche bottiglia di liquore che avevo fatto da me, e insomma si è fatto il matrimonio. Quattro mesi dopo che ci siamo sposati, l’hanno richiamato in guerra ed è stato 6 mesi in Grecia. Poi ritornò perché lo stabilimento aveva bisogno di operai e lo fecero rientrare per fare i proiettili.

Il Cotone dopo la guerra
Passata la guerra la vita è tornata come prima, ma non c’era più la fratellanza che c’era prima: la gente ha imparato a chiudere la porta. Alcuni vicini erano cambiati, non c’era più la fraternità di quelle famiglie che passavano anni e anni insieme. Nel secondo dopoguerra c’era un circolo accanto ai dormitori, con il teatro, si andava a ballare la sera. C’era una sala da ballo col bar. Era aperto solo nel fine settimana. Mio marito era un ballerino di quelli “chich”, il ballo liscio, il valzer, il tango, la mazurka, io ho ballato fino a 68 anni. Poi verso gli anni Cinquanta hanno iniziato a smantellarlo.

Una casa per 7 lire al mese
Le case quando ero piccola erano delle acciaierie e si pagava l’affitto, 6-7 lire, poi quando mi sono sposata che la casa era più grande si pagava 11 lire. Alcune palazzine le hanno buttate giù perché le acciaierie avevano dato gli sfratti per spostarsi ai Lombriconi e ai Ghiaccioni. Ma noi non ci siamo voluti spostare, per un motivo economico e poi perché qui c’erano le nostre radici. Io sarei andata alle case nuove, ma mio marito non si è mai voluto spostare.

Il Cotone oggi
La fabbrica si sente sempre molto, soprattutto il martello quando batte... prima batteva anche la notte ma ora gli abitanti hanno protestato e smettono alle 10 di sera. Anche lo spolverino prima era un problema ma adesso va molto meglio. Prima quando si sentiva che cambiava il vento e arrivava lo scirocco si andava subito a levare i panni stesi altrimenti diventavano neri. Da quando il sindaco ha chiuso la cokeria è tutto cambiato e si sta molto meglio, lo dicono tutti. I nuovi lavori della piazza sono molto belli e piacciono a tutti, almeno qualcuno si è preso cura di questo posto. E’ importante che questa cura del quartiere continui nel tempo.

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di Redazione web