Il Tirreno

«Niente sesso, solo spogliarelli nei privè»

Assolti da ogni accusa i titolari del night "La Dolce Vita"

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 CAPOLIVERI. Tutti assolti al processo per il night club "La Dolce Vita" di Mola, nei pressi di Capoliveri, dove nel luglio 2003 avvenne un blitz dei carabinieri dopo che due militari si erano introdotti fingendosi clienti nel locale. Un'operazione che aveva portato a tre arresti.  Secondo le accuse nel locale avvenivano cose, tra clienti e ragazze in abiti succinti nei privè, che potevano essere lette come prostituzione, sfruttata e favorita dai gestori dei locali, Sandro Zelari e Giuseppe Pagano (in seguito deceduto), elbani, e da un loro sodale, Luca Pacini, montecatinese. I tre vennero arrestati, e delle sette donne trovate nel night, tre - la russa Tetyana Borondykina, l'estone Karocina Uibakak, e l'altra russa Svetlana Termer - vennero denunciate per favoreggiamento, avendo dichiarato che non si prostituivano.  Ieri l'udienza finale del processo, davanti al collegio giudicante composto dal presidente Antonio Del Forno, con giudici a latere Ottavio Mosti ed Antonio Zucconi. La pubblica accusa era rappresentata dal pm Gianfranco Petralia, mentre le difese erano affidate agli avvocati Mori e D'Ambra per Pacini, Massimo Giraldi per Zelari e Massimo Tuticci per le tre ballerine. Il pm ha ritenuto che quello che accadeva nel locale, con le ragazze che per 50 euro ogni 10 minuti (somma divisa a metà con i gestori) si appartavano nei privè con i clienti, improvvisando spogliarelli e dando vita a toccamenti, potesse comunque ritenersi una forma di prostituzione, pur dando atto ai gestori di aver sempre detto che nel locale non erano consentiti atti sessuali veri e propri. Per questo ha chiesto la condanna di Zelari e Pacini a 2 anni e 6 mesi di reclusione più una multa di mille euro a testa. Per le tre ragazze, invece, Petralia ha chiesto l'assoluzione ai sensi dell'articolo 384: non si può punire chi dice di non esercitare la prostituzione per difendere il suo onore. Alla richiesta di assoluzione per le tre ballerine si è associato l'avvocato Tuticci, mentre gli avvocati D'Ambra e Giraldi hanno sostenuto con forza che quello che accadeva al "Dolce vita", non era altro che quello che accade ogni sera in ogni night club d'Italia, e che assolutamente non si trattava di prostituzione. Alla fine il collegio ha emesso la sentenza che ha mandato tutti assolti.

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