Sicurezza
Il giallo degli scheletri. I familiari sono convinti che la tomba del loro caro fu violata dopo la tumulazione
«Le ossa messe nel loculo non per sbadataggine»
Francesca Gori
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Il cimitero di San Vincenzo Il figlio di Pratesi: 47 anni fa vidi con i miei occhi murare la chiusura del forno
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SAN VINCENZO. Cialtroneria o sbadataggine? No. Per il figlio del defunto nel cui loculo sono stati trovati due scheletri "abusivi", non si tratterebbe di questo ma di una situazione creata ad arte. Perché il giorno del funerale, quegli scheletri lì non c'erano. Enzo Pratesi è uno dei due figli di Cesare, l'uomo tumulato nel loculo dove sono stati ritrovati due scheletri. Venerdì mattina era al cimitero di San Vincenzo, per l'ultimo saluto al padre, morto nel 1963 dopo essere stato investito da un'auto. Era giovane, Cesare Pratesi. Aveva solo 53 anni quando fu travolto sulla strada che da San Vincenzo porta a San Carlo. Con lui, c'era il figlio Enzo che all'epoca aveva 24 anni. Cesare Pratesi è diventato famoso suo malgrado. Per quel misterioso ritrovamento fatto qualche giorno fa al camposanto. Lavorava in una fattoria di San Vincenzo, e al suo funerale, nel 1963, c'era tanta gente. E c'erano ovviamente i suoi figli e sua moglie. «Il funerale si svolse di pomeriggio - ricorda il figlio - e ovviamente eravamo tutti al cimitero. Il babbo però non fu tumulato subito dopo la cerimonia, perché non c'era il muratore. Fu sistemato nella cappella del camposanto e fu vegliato tutta la notte». Il mattino dopo arrivò il muratore e i familiari di Cesare assistettero alla tumulazione. «La bara fu messa nel loculo - racconta Enzo - e dentro non c'era nient'altro. Poi venne fatto il murettino. La lapide fu montata dieci giorni dopo». Per Enzo Pratesi chi ha messo quelle ossa là dentro, deve per forza averlo fatto in quei dieci giorni. «Ho parlato con alcuni marmisti - spiega - perché questa storia ha davvero dell'incredibile. Ma tutti mi hanno detto che è impossibile togliere la lapide senza danneggiarla». Più facile invece, far sparire il murettino quando il cemento è ancora fresco. Rifarlo, e poi coprirlo con la lapide. I familiari di Cesare Pratesi, venerdì mattina, sono rimasti attoniti davanti a quelle ossa scoperte nel loculo. «Prima sono spuntate fuori poche ossa - racconta Enzo Pratesi - poi abbiamo trovato un teschio. Ho chiamato subito i carabinieri per sporgere denuncia. Solo quando è arrivato il maresciallo è stato ritrovato anche il secondo teschio». Increduli ma anche amareggiati. I familiari di Pratesi, in questa storia, vogliono vederci chiaro. Perché di dolori non ne hanno avuto soltanto uno. Quello della morte di un padre giovane. Ma anche quello di sapere, ora, che la salma di Cesare ha dovuto condividere il loculo con altri due scheletri sistemati lì chissà da chi.
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