Il Tirreno

Il pm a caccia dell'operaio sbadato

Francesca Gori
Il loculo sequestrato dai carabinieri
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Il loculo sequestrato dai carabinieri

La procura ha chiesto la lista dei dipendenti del cimitero degli anni '60

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 SAN VINCENZO. La procura ha già formulato una prima ipotesi. Le ossa e i crani ritrovati venerdì in un loculo di San Vincenzo, potrebbero essere stati sistemati lì da un dipendente del cimitero. Per questo saranno identificati i dipendenti comunali che all'epoca della sepoltura di Cesare Pratesi, nel 1963, lavoravano al camposanto.  A coordinare l'inchiesta, che sta già assumendo i contorni di un giallo ambientato appunto negli anni '60 è il pm Antonio Giaconi, che si è trovato sulla scrivania un avviso di reato per violazione di sepolcro. Perché una cosa è certa. Chi ha messo quei resti nel loculo di Cesare Pratesi ha comunque commesso un reato. E quindi, c'è da capire chi e perché abbia deciso di far condividere il loculo al legittimo proprietario defunto con altri due scheletri.  La procura quindi, per ora analizzerà le carte. Scandaglierà i nomi di tutti i dipendenti comunali che negli anni '60 lavoravano al cimitero di San Vincenzo. Per scoprire chi partecipò allora alla tumulazione del sanvincenzino.  Sulla lapide del loculo che si trova nella seconda fila della colombaia, nel cimitero di San Vincenzo, non è mai stato notato nulla di strano. Né la lapide spostata, né un qualunque segno che quella pietra possa essere stata manomessa in qualche modo. Segno quindi, dicono gli investigatori, che chi ha sistemato quel sacco con le ossa e i crani di altri defunti nel loculo, lo ha fatto al momento della tumulazione di Pratesi. Un atto compiuto più di quarant'anni fa che però ora è stato scoperto. Per il pm infatti, chi ha nascosto quei resti nel loculo di un altro defunto, lo ha fatto pensando di non essere mai scoperto. Ma il tempo che è passato e il bisogno di spazio per le tumulazioni al camposanto, hanno svelato questo segreto. Che forse, doveva essere conservato per sempre all'interno di quel loculo. Un posto sicuro, dove nascondere qualcosa. Che invece è stato aperto, riportando alla luce, sette anni dopo la scadenza delle concessioni quarantennali dei loculi al camposanto, quello che forse, nell'idea di chi ha nascosto quelle ossa, sarebbe dovuto restare lì per sempre.  Se l'ipotesi della procura dovesse trovare delle conferme, probabilmente non sarà nemmeno necessarie le analisi antropologiche sui resti. Perché quegli scheletri, nel loculo ci sono finiti a processo di decomposizione già terminato. E quindi, potrebbero essere stati semplicemente dei poveri resti umani che quel giorno di 47 anni fa, hanno trovato casa nel loculo di un altro defunto.

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