Ora la rivolta la fanno i poliziotti
Valentina Landucci
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La protesta degli agenti di polizia penitenziaria di fronte al municipio di Porto Azzurro Gli agenti della penitenziaria: siamo pochi e non ci pagano neppure gli straordinari
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PORTO AZZURRO. Sono scesi in piazza per raccontare le proprie difficoltà ma anche le proprie paure di padri e mariti. E è la prima volta che succede da quando all'Elba esiste un carcere. Sono gli agenti della penitenziaria di Forte San Giacomo ieri in sit-in di fronte al Comune. Davanti al municipio hanno allestito un gazebo ricoperto di cartelloni e bandiere. Ci sono pochi agenti, perché dentro le mura di Forte San Giacomo il lavoro continua. I manifestanti lo sanno, lo accettano, e sono in piazza anche per chi è in servizio: per oggi faranno un po' a turno, ricorreranno a qualche permesso sindacale, magari - come ha fatto qualcuno - portandosi dietro i figli piccoli. In piazza ci sono tutte le sigle sindacali (Sappe, Osapp, Sinappe, UilPa, Cgil e Fsa-Cnpp) che insieme, ormai da giorni, hanno deciso lo stato di mobilitazione: astensione dalla mensa del carcere e autoconsegna in istituto (cioè la permanenza degli agenti all'interno della cittadella anche dopo l'orario di lavoro). Una mobilitazione senza precedenti per un disagio che viene da lontano ma che ha toccato il suo culmine qualche settimana fa con il sequestro, da parte di un gruppo di detenuti, di due agenti della penitenziaria. «E' stata la punta dell'iceberg - raccontano - adesso chiediamo che l'amministrazione penitenziaria risponda alle nostre richieste». Il problema numero uno, come ormai noto, è la carenza di personale. «Circa ottanta unità in meno - spiegano gli agenti - rispetto all'organico necessario e previsto». Ci sono 35 agenti in distaccamento, a cui si aggiungono le persone in congedo straordinario. Ma nessuna vera sostituzione per quelli che mancano dal servizio. Negli ultimi anni, poi, a fronte di 10 agenti andati in pensione non ne sono arrivati altri. E questo ha una serie di conseguenze drammatiche su quella che, il personale del carcere, definisce «la più grande azienda dell'isola per numero di dipendenti». Cosa comporta tutto questo? Anzitutto le ore di straordinario (almeno due tutti i giorni) che i poliziotti continuano a fare per garantire la sorveglianza e il funzionamento della struttura ma che da mesi non vengano retribuite. Lo spiega bene un cartello appeso di fronte al Comune. Recita: «Straordinari obbligatori, pagamento facoltativo». E ancora i rischi, durante i turni di notte, quando mediamente sono in servizio nove agenti per controllare 300 detenuti. «In caso di eventi critici - spiegano - per esempio il malore di un detenuto che richiede il trasferimento in ospedale, saremmo in difficoltà a intervenire per mancanza di personale». I riposi saltati sono all'ordine del giorno, ma la situazione rischia di mettere in forse addirittura le ferie estive. Anche ieri, in occasione della protesta, c'è chi ha rinunciato al riposo «perché richiamato in servizio - spiegano i manifestanti - insieme agli agenti del reparto navale, che hanno altri compiti istituzionali, allo scopo di garantire la sicurezza della manifestazione in corso all'interno del carcere. Non l'abbiamo apprezzata: proprio oggi che manifestiamo il nostro disagio la direzione festeggia». Nonostante ciò, infine, sembra tutt'altro che archiviata l'ipotesi di far arrivare a Porto Azzurro altri 300 detenuti. Il provvedimento di raddoppio della capienza del carcere sembra, al momento, essere sospeso. Ma certezze non ne sono state date, né agli agenti, né alla direzione del carcere.
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