Sicurezza
Omicidio dei Ghiaccioni. Limputato ha parlato dei rapporti di amicizia con Pietrini, figlio della vittima
«Quando moriva Natalina ero al bar»
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Pino Loi, il muratore imputato per omicidio Pino Loi, il muratore accusato di omicidio, ha ribadito il suo alibi
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PIOMBINO. Ieri è stato il giorno di Pino Loi. Imputato, insieme a Luca Serafini, nel processo per l'omicidio di Natalina Meschini. Il muratore, difeso dall'avvocato Federico Procchi, ha deciso di parlare. Di raccontare i suoi rapporti con Alfredo Pietrini, figlio della vittima, e ricordare cosa successe quel 21 dicembre 2007 quando la madre dell'amico fu trovata morta nella sua casa ai Ghiaccioni. Pino Loi è rimasto tranquillo per tutto l'esame del pm Antonio Giaconi. Ha risposto con calma. La voce ferma, faccia alla corte e spalle agli avvocati. Pantaloni e maglia, le mani in grembo. Non ha tintinnato, nonostante un'accusa pesante, quella di aver ucciso Natalina, 82 anni, legandola mani e piedi e avvolgendola in un lenzuolo, insieme a Luca Serafini, difeso dagli avvocati Paolo Parietti e Mario Maggiolo. Alfredo Pietrini (difeso da Franco Balestrieri e Maria Grazia Schiavone), l'uomo che ha perso la madre perché qualcuno voleva il contenuto della sua cassaforte, era a pochi metri da Loi. Lo ha sentito, lo ha ascoltato, mentre raccontava della loro amicizia. Dei rapporti con Luigi Pietrini (che ieri era in Corte d'assise a Livorno ma non è riuscito a testimoniare, vista l'età e le condizioni di salute), e Natalina. Mentre parlava dei lavori che Loi stava facendo a casa di Pietrini. Nel seminterrato della casa dei Ghiaccioni, dove la figlia di Loi avrebbe dovuto trasferirsi prima che il Comune le assegnasse un alloggio. Dei piccoli prestiti che Pietrini gli aveva fatto. Restituiti tutti con dei lavori. Fino a ricostruire, minuto dopo minuto, quella giornata di dicembre. Il 21, ha ricordato Loi, era stato tutto il giorno al lavoro, insieme a Giangiacomi, indagato in un primo momento, poi uscito dal processo. Poi, verso le 16, di nuovo al bar Falcone. Lo ricordava bene Loi quel pomeriggio. Ha raccontato di essersi seduto nel bar, con Giangiacomi. Di aver bevuto insieme. Di aver festeggiato il compleanno dell'amico, rimandato da qualche giorno, perché aveva appena riscosso dei soldi per un lavoro fatto insieme a Marina. Di aver visto anche una ragazza di colore, seduta al bar Falcone. E anche di aver sentito l'ambulanza passare e la macchina dei carabinieri. Quando erano ormai le 18 e il corpo di Natalina era stato trovato dal figlio Alfredo. Racconta, Loi, che Giangiacomi avrebbe detto che quell'ambulanza forse stava andando ai Ghiaccioni da suo suocero, che probabilmente - aveva scherzato - sua suocera lo aveva preso a botte. Dopo pochi minuti, il muratore difeso dall'avvocato Procchi sarebbe andato a fare la spesa e sarebbe poi tornato a casa. Scoprendo che la mamma del suo amico era morta soltanto il giorno dopo quando, di prima mattina, si è presentato a casa di Giangiacomi, per andare al lavoro. Giangiacomi aveva già subìto una perquisizione. Come Criscitiello.
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