Il Tirreno

«Pari opportunità, scelte trasparenti»

Capuano contesta le minoranze sui tagli alla composizione della commissione

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 PIOMBINO. «Critiche fuori tempo e fuori tema», «contestazioni ingiuste quanto aggressive». Così il capogruppo del Pd, Claudio Capuano, bolla la protesta delle minoranze di centrodestra (Udc, Pdl e Polo) sulla "ristrutturazione" della commissione pari opportunità, di cui è stata ridotta la composizione alle sole donne presenti in Consiglio (tutte Pd) e alle associazioni che nel loro statuto facciano espressamente riferimento al concetto di pari opportunità. Risultato, di 40 associazioni presenti nel precedente organismo, ora ce ne sono 4 delle 5 che ne hanno fatto richiesta, in virtù dell'esclusione di Spazio H.  «La selezione - spiega Capuano - si è svolta in trasparenza e conformemente alla regolamentazione. Sono contestazioni, altresì, profondamente ingiuste: affermando infatti che la rappresentanza femminile in seno alla commissione sarebbe sostanzialmente appannaggio del (solo) Pd, fanno tabula rasa delle diverse sensibilità politiche sia delle donne facenti parte delle quattro associazioni ammesse (Unicoop, Arci, Donne oltre, Sempre donna), che di quelle appartenenti alle associazioni non ammesse. Invero, a giudizio dei gruppi di maggioranza, il criterio usato dall'Amministrazione per decidere sull'ammissione delle associazioni, ossia quello del perseguimento delle politiche di pari opportunità tra le finalità statutarie, rappresenta, invece, il parametro selettivo più giusto e rilevante. Non solo, tale requisito si configura quale baluardo contro possibili "invadenze" di natura politica». Un ragionamento che porta Capuano a sostenere che di fronte all'atteggiamento di Udc, Pdl e Polo «c'è da chiedersi se la loro speranza non fosse davvero quella di allargare la commissione ad associazioni che si fossero proposte - queste sì - di appropriarsi della commissione per utilizzare impropriamente organi istituzionali del Comune».  Per l'assessore delle pari opportunità, Anna Tempestini, «non si può pensare di rivendicare il ruolo dei partiti nella commissione, e questa è stata in una prima fase la richiesta di chi oggi protesta, quando non si è stati capaci di portare in consiglio una rappresentanza di genere. Se in Consiglio sono state elette donne del solo Pd, poche purtroppo, non è certo una colpa e ora, a pieno diritto, così come nel vecchio regolamento, entrano a far parte della Commissione pari opportunità».  Secondo Tempestini è poi «offensivo nei confronti delle associazioni che hanno avanzato richiesta di ammissione alla Cpo una bollatura politica. Le associazioni sono per loro natura apartitiche e rappresentano sensibilità diverse e composizione eterogenee. Sono poche le associazioni che hanno fatto richiesta? Col nuovo regolamento si è inteso ricondurre la composizione della Commissione alle finalità della parità di genere e su questo, se del caso, si può dissentire. Se ci sono altre associazioni che potevano fare richiesta e non l'hanno fatto per scelta, il regolamento prevede anche l'ingresso successivo».  «Da donna - chiude Tempestini - mi spiace vedere strumentalizzazioni sul tema delle pari opportunità solo in particolari situazioni mentre non se ne parla, anzi, si considera argomento risibile, nella pratica quotidiana». (cloz)

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