Il Tirreno

Via gli abusivi dall'ex Coppedè

Valentina Landucci
Il sindaco Roberto Peria, sopra l’ex Coppedè
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Il sindaco Roberto Peria, sopra l’ex Coppedè

Il Comune sgombera l'immobile che sarà venduto

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 PORTOFERRAIO. Via gli abusivi dall'ex Coppedè. Quattro famiglie sono già state sistemate in nuovi alloggi pubblici, una delle persone che occupava l'immobile, invece, è deceduta. Per le altre 4 è in arrivo una sistemazione alternativa in tempi brevi. L'operazione sgombero è partita da alcune settimane. Ma solo oggi l'amministrazione, in risposta agli attacchi di Rifondazione sulle politiche per la casa, ne dà notizia.  E il ritardo nel comunicare l'avvio dello sgombero, spiegano in Comune, si lega alla necessità di impedire, ad altri abusivi, di rientrare negli appartamenti rimasti vuoti. L'amministrazione, infatti, ad ogni allontanamento dalla struttura degli occupanti, ha dovuto murare e proteggere con grate di metallo gli accessi per evitare che - come già accaduto in passato - i locali rimasti vuoti si trasformassero in rifugi occasionali per altri senza tetto. Rifugi peraltro pericolosi a causa delle pessime condizioni igieniche dell'immobile e, ancora di più, della precaria stabilità dell'edificio, in parte crollato.  Una volta sgomberato l'ex Coppedè sarà messo in vendita. La stima iniziale, inserita anche nei bilanci del Comune, è di circa 2milioni e 800mila euro e nel regolamento urbanistico la destinazione dell'immobile è relativa ad attività terziarie (pubbliche e private) nell'abito della più generale riqualificazione dell'area portuale tra gli attracchi e l'ex Enel.  Gli Orti. L'edificio non è l'unica struttura sulla quale è cominciato un percorso di sgombero dagli occupanti, più o meno abusivi. Da mesi il Comune è alle prese con l'individuazione di sistemazioni alternative per le famiglie alle quali erano stati assegnati i container, chiusi a causa di condizioni igienico sanitarie inidonee. Non tutti, però, hanno voluto lasciare la baraccopoli. E così, su 12 famiglie presenti, 3 restano da sistemare e per altre due sono scattati accertamenti «per verificare il possesso dei requisiti - spiega la giunta Peria - per essere assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica».  I contenziosi Ma dove trovare le case per sistemare i senza tetto degli Orti e del Coppedè? A parte le strutture recuperate dal Comune, ad esempio i 9 alloggi realizzati all'ex asilo Traditi, ci sono le case (al momento 4) tolte a famiglie che a seguito dei controlli avviati dall'amministrazione - anche in collaborazione con carabinieri e guardia di finanza - si sono rilevate prive di titolo per l'assegnazione della casa popolare. Ad oggi ci sono altri tre contenziosi aperti di questo tipo e le relative abitazioni potrebbero essere presto disponibili. A queste si aggiungono le abitazioni di Forte Falcone: tre appartamenti costruiti infondo a via della Regina che, per il Comune, devono tornare nelle disponibilità pubblica. Il processo in sede civile è cominciato anche se l'amministrazione non prevede tempi brevi per la conclusione.  Gli altri alloggi. L'elenco delle operazioni in corso, sul fronte delle politiche per la casa, da parte del Comune arriva all'indomani della presa di posizione di Rifondazione, fortemente critica nei confronti delle scelte della giunta Peria. Il sindaco, però, rispedisce le accuse al mittente e snocciola i numeri delle altre iniziative finalizzate a garantire un tetto ai portoferraiesi. Tra queste le 148 case peep in via di realizzazione in varie zone della città, i 9 alloggi all'ex Traditi, i 12 appartamenti a fitto concordato alla Bricchetteria (beneficiari di un finanziamento regionale di oltre un milione e 200mila euro) e altre 15 case popolari ad Albereto per le quali c'è già un progetto definitivo di Casalp.

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