Attenzione
La crisi non è ancora archiviata
Luca Centini
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Gli impianti dello stabilimento Tenaris Dalmine di Ischia di CrocianoL'aumento del prezzo delle materie prime sta rallentando la ripresa
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PIOMBINO. Il polo siderurgico di Piombino tra dubbi, incertezze e prospettive. Si è svolto ieri mattina, al Centro giovani, il convegno "Quale futuro per la siderurgia. Riflessi sull'economia del territorio", organizzato da Fim, Fiom e Uilm. All'iniziativa erano presenti Lucchini, Arcelor Mittal e Dalmine. Il quadro generale sulla situazione del comparto siderurgico, tracciato dai responsabili delle aziende, non è certo roseo. Se in questa fase i produttori europei di acciaio hanno sfruttato una lieve ripresa del mercato, incoraggiata dalla necessità dei clienti di ripristinare gli stock esauriti in seguito alla crisi, resta impossibile delineare con certezza gli scenari dei prossimi mesi. E le sensazioni non sono positive. Le difficoltà di reperimento delle materie prime e il conseguente incremento dei costi potrebbe portare a un riposizionamento dei prezzi dell'acciaio e, di conseguenza, la ripresa degli ultimi mesi potrebbe essere soffocata. «La siderurgia mondiale ha vissuto anni di crescita per l'aumento dei consumi di acciaio da parte dei paesi emergenti - ha detto l'ad Lucchini, Marcello Calcagni - rispetto ai quali beneficiavamo di una capacità produttiva più elevata e di un gap tecnologico. Ora non è più così, i produttori europei hanno problemi di competitività, legati alle difficoltà di reperimento delle materie prime, agli alti costi energetici e al costo del lavoro». Ed è proprio in questo contesto che i segretari Fausto Fagioli (Fim), Luciano Gabrielli (Fiom) e Vincenzo Renda (Uilm) ribadiscono l'importanza del mantenimento dell'occupazione e degli investimenti programmati, passi irrinunciabili per il rilancio. «E' chiaro che non è possibile tornare ai volumi e alle vendite precedenti al primo semestre del 2008 - commenta Calcagni - quindi sarà opportuno dimensionare la capacità produttiva al mercato attuale, puntando su fette di mercato più specifiche». In particolare, per Lucchini, l'orientamento, sottoposto in questi giorni ai potenziali acquirenti, è puntare sulla produzione di rotaie e di prodotti dal valore aggiunto più alto. E il ciclo integrale, ha ribadito Calcagni, non è in discussione. L'ad ha poi fatto il punto sulla vendita dello stabilimento, visitato la scorsa settimana da tre potenziali acquirenti, di cui due gruppi finanziari e uno industriale. «Il processo va avanti, ma la cessione richiederà almeno 2-3 mesi di tempo - ha spiegato - la prossima settimana ci sarà in fabbrica l'ultima visita, poi sarà il momento delle offerte. In questi giorni i potenziali acquirenti hanno visitato gli impianti e acquisito dati sull'azienda e sugli investimenti previsti. Lo stesso progetto del mini-mill è stato apprezzato». Le voci di "auto-vendita", che Mordashov sceglierebbe per disfarsi del debito del gruppo siderurgico non è di fatto smentita dall'amministratore delegato. «Non è escluso uno step intermedio per il consolidamento della presenza di Severstal in Lucchini, prima di procedere al passaggio definitivo». Il timore di un calo delle produzioni nei prossimi mesi è condiviso sia dal direttore operativo dello stabilimento Tenaris Dalmine, Giovanni Piazza, che l'amministratore delegato di Magona, Leandro Nannipieri. Se Dalmine è passata in pochi mesi dal rischio di dismissione ad un incremento progressivo dei volumi produttivi, Magona ha viaggiato con i reparti di Zincatura a pieno regime per far fronte all'aumento repentino degli ordinativi. Entrambe le aziende, tuttavia, temono un nuovo rallentamento dopo i mesi estivi.
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