La manifestazione
«Vendere al prezzo giusto e senza fretta»
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L’acciaieria vista dal Gagno e a sinistra Mordashov in visita a PiombinoVendita non è svendita. Il numero due di Severstal, Sergej Kuznetsov, sceglie il Sole 24 ore per fare il punto sulla cessione del gruppo Lucchini. Cessione che conferma. Senza fretta, però. E solo a prezzi definiti «adeguati». Kuznetsov, poi, esclude l'interesse per un eventuale partner
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PIOMBINO. Vendita non è svendita. Il numero due di Severstal, Sergej Kuznetsov, sceglie il Sole 24 ore per fare il punto sulla cessione del gruppo Lucchini. Cessione che conferma. Senza fretta, però. E solo a prezzi definiti «adeguati». Kuznetsov, poi, esclude l'interesse per un eventuale partner. «Preferiremmo cedere il 100% e lasciare l'Europa», afferma il manager. Che all'orizzonte di Severstal potesse esserci un rafforzamento della presenza in Asia e in Nord America, era chiaro da tempo. Alla base, le possibilità di crescita e la redditività ritenute maggiori rispetto a quelle espresse dal vecchio continente dove il gruppo russo è presente anche in Francia. Da un lato la volontà di vendere. Dall'altra, le difficoltà di farlo in questa fase. Soprattutto se si è comprato in periodi favorevoli. Prima che recessione e crisi siderurgica determinassero il crollo brusco delle valutazioni. Severstal si trova in mezzo. Pronta, forse, a lasciare aperte più porte. Affermando contemporaneamente che la decisione di acquisire anche l'ultima quota, il 20,2%, dalla famiglia bresciana, è legata alla volontà di trovare la soluzione migliore per l'azienda. Acquisire l'intero controllo, dunque, per tenere in mano tutte le opzioni. L'amministratore delegato di Severstal international e Severstal Nord America non parla del quadro debitorio. Conferma l'interesse di vari investitori, sia finanziari, sia industriali. Non va oltre se non per esprimere preferenze per una cessione totale, che escluda partnership. Nelle dichiarazioni di Kuznetsov c'è spazio per un certo ottimismo sulle prospettive. La capacità produttiva Lucchini avrebbe raggiunto l'85%. Una percentuale giudicata ai massimi per l'Italia. Dopo un anno difficile, le previsioni per l'industria siderurgica vengono definite in netto miglioramento. «I prezzi - sottolinea il manager - stanno risalendo e quest'anno la domanda tornerà a crescere. Si stima un aumento dei consumi del 20% in Europa». E allora, perchè lasciarla? «Non vogliamo vendere per forza. Vogliamo farlo al prezzo giusto», è stata la risposta. V.P.
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