Il dolore
SIDERURGIA
Allarme per le ditte dell'indotto
Luca Centini /
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Operai delle imprese dell’indotto«Lucchini deve sempre pagare il fatturato scaduto di dicembre, siamo preoccupati per il destino delle imprese dell'indotto». L'allarme lanciato da Cna e ApiLivorno, nel corso di una riunione congiunta con la partecipazione delle imprese dell'indotto Lucchini, aggiunge un altro capitolo alla delicata vicenda dello stabilimento piombinese.
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PIOMBINO. «Lucchini deve sempre pagare il fatturato scaduto di dicembre, siamo preoccupati per il destino delle imprese dell'indotto». L'allarme lanciato da Cna e ApiLivorno, nel corso di una riunione congiunta con la partecipazione delle imprese dell'indotto Lucchini, aggiunge un altro capitolo alla delicata vicenda dello stabilimento piombinese.
«Stiamo parlando di oltre 100 aziende che dall'autunno 2008, con la crisi, hanno registrato una sensibile contrazione del portafoglio ordini, dovuto al trend negativo della produzione di acciaio che si è protratta per tutto il 2009, nonostante una lieve ripresa registrata nell'ultimo trimestre - spiegano Cna e ApiLivorno - a oggi per le imprese dell'indotto non si avverte alcun miglioramento sul piano produttivo».
Far fronte al calo produttivo è complicato per le imprese dell'indotto, specialmente se quel poco che viene prodotto non è neanche pagato. «I pagamenti ritardati del fatturato scaduto rendono la situazione ancora più pesante - spiega Emanuela Minelli, coordinatrice di Cna per il Comprensorio Val di Cornia - le aziende devono ancora riscuotere quanto doveva essere corrisposto a dicembre 2009, nei mesi successivi non hanno visto più un soldo. Quel che è più grave è che non ci sono prospettive certe sui futuri pagamenti».
Il blocco dei pagamenti rischia di mettere in ginocchio le imprese dell'indotto, che contano circa 650 dipendenti. «In questi mesi le aziende hanno sostenuto i costi per mantenere i livelli occupazionali e hanno pagato regolarmente gli stipendi e i fornitori - spiega Minelli - ma con i ritardi nei pagamenti e con le difficoltà di accesso al credito il sistema rischia il collasso».
L'apprensione per le imprese dell'indotto è alimentata dalla totale incertezza che gravita intorno al futuro dello stabilimento piombinese. Severstal ha espresso la volontà di cedere le quote, o almeno una parte, del Gruppo Lucchini a un partner strategico.
Ma dopo giorni dall'annuncio restano nell'ombra i potenziali acquirenti, così come restano le incognite per il futuro della fabbrica di Piombino.
«Le aziende non sono spaventate dall'arrivo di nuovi stranieri, ma c'è il rischio reale di un avvento di investitori finanziari che non abbiano un progetto industriale - spiegano Cna e ApiLivorno - il Governo deve svolgere un ruolo fondamentale, garantendo che i nuovi acquirenti presentino un piano di sviluppo. Scommettere su una produzione industriale di qualità può rappresentare la vera svolta».
«Stiamo parlando di oltre 100 aziende che dall'autunno 2008, con la crisi, hanno registrato una sensibile contrazione del portafoglio ordini, dovuto al trend negativo della produzione di acciaio che si è protratta per tutto il 2009, nonostante una lieve ripresa registrata nell'ultimo trimestre - spiegano Cna e ApiLivorno - a oggi per le imprese dell'indotto non si avverte alcun miglioramento sul piano produttivo».
Far fronte al calo produttivo è complicato per le imprese dell'indotto, specialmente se quel poco che viene prodotto non è neanche pagato. «I pagamenti ritardati del fatturato scaduto rendono la situazione ancora più pesante - spiega Emanuela Minelli, coordinatrice di Cna per il Comprensorio Val di Cornia - le aziende devono ancora riscuotere quanto doveva essere corrisposto a dicembre 2009, nei mesi successivi non hanno visto più un soldo. Quel che è più grave è che non ci sono prospettive certe sui futuri pagamenti».
Il blocco dei pagamenti rischia di mettere in ginocchio le imprese dell'indotto, che contano circa 650 dipendenti. «In questi mesi le aziende hanno sostenuto i costi per mantenere i livelli occupazionali e hanno pagato regolarmente gli stipendi e i fornitori - spiega Minelli - ma con i ritardi nei pagamenti e con le difficoltà di accesso al credito il sistema rischia il collasso».
L'apprensione per le imprese dell'indotto è alimentata dalla totale incertezza che gravita intorno al futuro dello stabilimento piombinese. Severstal ha espresso la volontà di cedere le quote, o almeno una parte, del Gruppo Lucchini a un partner strategico.
Ma dopo giorni dall'annuncio restano nell'ombra i potenziali acquirenti, così come restano le incognite per il futuro della fabbrica di Piombino.
«Le aziende non sono spaventate dall'arrivo di nuovi stranieri, ma c'è il rischio reale di un avvento di investitori finanziari che non abbiano un progetto industriale - spiegano Cna e ApiLivorno - il Governo deve svolgere un ruolo fondamentale, garantendo che i nuovi acquirenti presentino un piano di sviluppo. Scommettere su una produzione industriale di qualità può rappresentare la vera svolta».
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