Il Tirreno

l'ordigno alla lucchini

Bomba disinnescata e fatta brillare

Francesca Gori
I militari del seconto reggimento genio pontieri con la bomba della seconda guerra mondiale
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I militari del seconto reggimento genio pontieri con la bomba della seconda guerra mondiale

Le strade vuote. Deserte. Gli agenti della polizia municipale come tante sentinelle. Al Cotone, ieri mattina, non si entrava e non si usciva. Gli abitanti dei palazzoni operai che si affacciano sulla Lucchini, evacuati. In fabbrica, gli artificieri a rimuovere la bomba. Centonovanta le persone che ieri mattina sono state svegliate presto

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PIOMBINO. Le strade vuote. Deserte. Gli agenti della polizia municipale come tante sentinelle. Al Cotone, ieri mattina, non si entrava e non si usciva. Gli abitanti dei palazzoni operai che si affacciano sulla Lucchini, evacuati. In fabbrica, gli artificieri a rimuovere la bomba.

Centonovanta le persone che ieri mattina sono state svegliate presto per lasciar libere le loro case. Le operazioni per la rimozione dell'ordigno bellico alla Lucchini, trovato durante le operazioni di cavo del cantiere per la realizzazione della nuova discarica, sono cominciate alle 8.30. Gli artificieri del secondo reggimento genio pontieri di Piacenza erano già dentro lo stabilimento. Con loro, gli agenti della scientifica del commissariato, i vigili del fuoco e i mezzi di soccorso. La bomba, sganciata sessant'anni fa da un aereo inglese era lì. A poche decine di metri dal gasometro. Protetta da un terrapieno. Adagiata a terra. Vecchia, quasi inoffensiva a vederla. Ma pericolosa, comunque. Perché delle 500 libbre di peso, la metà era tritolo. Proprio per questo i militari del genio che dovevano disinnescare la bomba hanno deciso che non doveva restare nessuno lì vicino. Nessuno per un raggio di 500 metri dalla bomba.

Il team coordinato dal primo maresciallo Fabio Cappucciati ha cominciato a lavorare alle 9.56. Quando l'aria di Piombino è stata attraversata dal suono della sirena dell'acciaieria. Un centinaio di lavoratori sono stati accompagnati nella grande sala all'ingresso della fabbrica. Sono rimasti lì quasi un'ora ad aspettare che i militari spolettassero l'ordigno. Lo rendessero innocuo. La squadra del genio, ci ha messo poco a sganciare la spoletta dall'ordigno. Quaranta minuti. E ancora il cielo sopra Piombino attraversato dal suono della sirena. Che segnava la fine dei lavori e del pericolo. Caricata su un mezzo militare e scortata da polizia, vigili del fuoco e ambulanza, la bomba è partita per il suo ultimo viaggio. L'ultimo appuntamento, quello con la cava della Solvay a San Carlo, dove i militari del genio hanno innescato la miccia e fatto esplodere l'ordigno. Erano le 13.30, quando la bomba caduta sulla Lucchini sessant'anni fa ha finito la sua corsa. In un fornello-buca delle cave di San Carlo. L'innesco realizzato con esplosivo, la bomba sepolta da un materiale specifico, poi il brillamento. Pochi minuti. L'esplosione.

Quando alle 10.40 è suonata la seconda sirena, i 190 abitanti del Cotone che erano stati fatti allontanare dalle loro case sono potuti tornare nei palazzi. E anche i lavoratori della Lucchini hanno ripreso il loro posto. Le strade sono state riaperte e la viabilità è tornata regolare. La deviazione per raggiungere il porto è stata eliminata, e anche i treni hanno ricominciato a viaggiare regolari. In una bella giornata di sole tanti hanno scelto di non approfittare del centro di accoglienza organizzato al Ciasa ma di andare a fare una passeggiata in riva al mare. E al suono della seconda sirena, non tutti sono rientrati nelle loro case al Cotone. Approfittando della domenica, e del sole.

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