Il Tirreno

L'ACCORDO

Lucchini lascia per 100 milioni

C.Loz.
Una veduta panoramica della fabbrica Lucchini
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Una veduta panoramica della fabbrica Lucchini

L'intenzione di Severstal di chiudere in tempi rapidi le trattative per la cessione della Lucchini pare rientrata, aprendo le porte addirittura a un clamoroso ripensamento sull'intera operazione

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PIOMBINO. L'intenzione di Severstal di chiudere in tempi rapidi le trattative per la cessione della Lucchini pare rientrata, aprendo le porte addirittura a un clamoroso ripensamento sull'intera operazione.

La fretta del gruppo guidato da Alexsej Mordashov, oltre che dai debiti accumulati nella crisi globale della siderurgia, era legata infatti anche all'imminente scadenza (20 aprile) di un accordo del 2005 in virtù del quale dopo quella data Severstal sarebbe stata costretta ad acquistare il 20% delle azioni rimaste in mano al gruppo bresciano, al prezzo di 160 milioni. Vendere prima del 20 aprile avrebbe fatto decadere l'accordo di cinque anni fa.

Indiscrezioni riportate dal settimanale economico "Il Mondo" danno invece per conclusa una transazione tra Severstal e Lucchini in base alla quale i russi acquisirebbero sì quelle azioni ma a un prezzo scontato di un terzo, intorno quindi ai 100 milioni.
Così la famiglia Lucchini si allontanerebbe definitivamente dal gruppo che controlla Piombino, Servola e le fabbriche francesi Ascometal, incassando una cifra considerevole e occupandosi a quel punto esclusivamente della più che redditizia Lucchini Sidermeccanica che produce ruote per treni ad alta velocità.

Insomma, un finale di partita decisamente opposto alle ipotesi fatte da alcuni giornali su un presunto interesse di Giuseppe Lucchini a tornare al comando del Gruppo siderurgico che porta ancora il suo nome, magari supportato da qualche fondo finanziario.
A questo accordo delle ultime ore sarebbe dunque legato il rinvio delle prime visite nello stabilimento piombinese da parte dei potenziali acquirenti, inizialmente fissate per lunedì scorso. Severstal aveva intenzione di valutare le offerte due settimane dopo il data room (cioè la visione da parte degli interessati di tutti i conti) e comunque poi di concedere solo una settimana per proposte a quel punto irrevocabili.

Al momento tra i sei soggetti che hanno mostrato manifestazioni d'interesse all'acquisto ci sarebbero quattro fondi finanziari, mentre tra gli industriali sarebbero in lizza Arcelor Mittal e Tata Corus.
La transazione con la famiglia bresciana invece concede altro tempo e secondo alcune fonti potrebbe anche portare a un allargamento del fronte dei possibili acquirenti, prospettando però un'altra fin qui imprevedibile soluzione: la decisione di Mordashov di restare alla guida del Gruppo, investendo per l'adeguamento dello stabilimento di Piombino, in attesa della completa ripresa del mercato, o comunque di un momento più favorevole alla cessione.

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