Italia
LA STORIA
Un giapponese a Suvereto guida i produttori di vino
Nel settore dei vini ormai è diventato un’autorità, visto che, grazie al successo della sua azienda di Suvereto (La Bulichella), da tre anni è alla guida del Consorzio dei vini della Val di Cornia. Hideyuki Miyakawa è arrivato in Italia dal Giappone per una gita in motocicletta. E subito è sbocciato l'amore con la nostra terra
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«Cosa hanno in comune toscani e giapponesi? In entrambi i casi si parla di gente buona e laboriosa». È tutta sul filo dell’entusiasmo la nostra conversazione con Hideyuki Miyakawa.
Un uomo dall’esistenza avventurosa e dalle tante scommesse vinte: nella vita, nel lavoro, nell’attività di produttore di ottimi “rossi” e “bianchi”.
Sì, perché in quest’ultimo settore ormai è diventato un’autorità, visto che, grazie al successo della sua azienda di Suvereto (La Bulichella), da tre anni è alla guida del Consorzio dei vini della Val di Cornia e, recentemente, è stato premiato a Firenze, con i rappresentanti di altre tre aziende del settore, dal presidente della Regione Claudio Martini e dall’assessore Agostino Fragai proprio per il grande lavoro svolto nel campo della viticoltura sostenibile e del rispetto dell’ambiente.
Giro del mondo a metà. E’ lui stesso a raccontarcelo. L’avventura italiana è iniziata nell’ambito di un giro del mondo in motocicletta compiuto soltanto a metà nel 1960, complice la bellezza di Roma e la magica atmosfera che in quell’anno crearono le Olimpiadi. «La seconda guerra mondiale era vicina e per noi giapponesi i viaggi all’estero, a causa della nostra debolezza economica, erano proibiti - racconta Miyakawa, che adesso ha 72 anni - Per questo presentai un progetto ed ottenni il permesso per poter effettuare appunto un giro del mondo, anche se alla fine visitai solo l’Africa e l’Europa. Tutta colpa di Roma, città con la quale fu amore a prima vista e che, da appassionato di storia dell’arte, mi provocò una specie di choc culturale. Ho vissuto là per un anno intero e devo dire che mi colpì la serieta dell’industria italiana. Da appassionato di motori ebbi in seguito la fortuna di conoscere Enzo Ferrari e poi Giorgetto Giugiaro, persona grazie alla quale fu creata una società, diventata poi Italdesign, destinata all’Asia: struttura che si occupava di progettazione di carrozzerie, di design, di portiere per le automobili: io facevo da ambasciatore tra l’Italia e il mio paese d’origine».
Lo sbarco a Suvereto. Ma fondamentale per Miyakawa, che nel frattempo aveva trovato anche il tempo di sposarsi ed avere sette figli (la moglie Maria Luisa Bassano, torinese, è deceduta nel 2003, mentre l’attuale compagna, Yoco Shibata, è giapponese), furono i trasferimenti sempre più frequenti da Torino alla Toscana iniziati nel 1983 e trasformati in residenza stabile nel 1999. «È stato l’anno in cui ho rilevato tutto le quote di una comune agricola che avevo fondato a Suvereto, appunto La Bulichella, con l’obiettivo di portare avanti l’agricoltura biologica - prosegue l’imprenditore - un momento in cui si decise di impiantare anche nuovi vitigni. Tutto questo perché il “bio” è uno stile di vita, perché il mio sogno era offrire vino di qualità, in un contesto di amore verso la terra. In questo senso, come presidente del Consorzio dei vini della Val di Cornia, stiamo lavorando affinché l’attuale “Doc” (Denominazione di origine controllata) diventi una “Docg” (Denominazione di origine controllata e garantita)».
Il sake toscano. Se a Hideyuki chiediamo come, dopo quella delle auto, sia nata la passione del vino, la risposta è semplice: «Parlo sempre scherzosamente di sake (la popolare bevanda alcolica giappone ricavata dal riso, ndr) in salsa toscana - racconta - ma in realtà il vino di questa terra è davvero buono, insieme a quello francese, e oltretutto fa bene anche se si deve stare attenti a non berne troppo».
Battute a parte, la produzione della Bulichella, che è anche un’azienda agrituristica in grado di ospitare 45 persone alla volta («ma la piscina non l’ho voluta perché si deve mantenere il carattere appunto di “agriturismo”», chiarisce Hideyuki) è in realtà abbastanza misurata: grazie ai 36 ettari disponibili, di cui 14 e mezzo dedicati alle vigne, si producono almeno ottantamila bottiglie all’anno suddivise per l’80 per cento tra i rossi (sangiovese, merlot cabernet) e il 20 di bianchi (Vermentino), oltre ad una discreta quantità d’olio d’oliva.
«Ed in corso abbiamo anche tanti progetti - prosegue - dedicati ad esempio ai giovani per far nascere in loro l’amore della terra ed offrire un’opportunità di lavoro. Ma voglio segnalare anche l’attività iniziata con la Scuola Sant’Anna di Pisa: vogliamo produrre l’aleatico ed adesso abbiamo un tunnel sperimentale per fare appassire l’uva». «Insomma - conclude Miyakawa - in Toscana sto bene. Ci sono cose che vanno bene e altre che vanno male, ma qui la vita è davvero bella».
Un uomo dall’esistenza avventurosa e dalle tante scommesse vinte: nella vita, nel lavoro, nell’attività di produttore di ottimi “rossi” e “bianchi”.
Sì, perché in quest’ultimo settore ormai è diventato un’autorità, visto che, grazie al successo della sua azienda di Suvereto (La Bulichella), da tre anni è alla guida del Consorzio dei vini della Val di Cornia e, recentemente, è stato premiato a Firenze, con i rappresentanti di altre tre aziende del settore, dal presidente della Regione Claudio Martini e dall’assessore Agostino Fragai proprio per il grande lavoro svolto nel campo della viticoltura sostenibile e del rispetto dell’ambiente.
Giro del mondo a metà. E’ lui stesso a raccontarcelo. L’avventura italiana è iniziata nell’ambito di un giro del mondo in motocicletta compiuto soltanto a metà nel 1960, complice la bellezza di Roma e la magica atmosfera che in quell’anno crearono le Olimpiadi. «La seconda guerra mondiale era vicina e per noi giapponesi i viaggi all’estero, a causa della nostra debolezza economica, erano proibiti - racconta Miyakawa, che adesso ha 72 anni - Per questo presentai un progetto ed ottenni il permesso per poter effettuare appunto un giro del mondo, anche se alla fine visitai solo l’Africa e l’Europa. Tutta colpa di Roma, città con la quale fu amore a prima vista e che, da appassionato di storia dell’arte, mi provocò una specie di choc culturale. Ho vissuto là per un anno intero e devo dire che mi colpì la serieta dell’industria italiana. Da appassionato di motori ebbi in seguito la fortuna di conoscere Enzo Ferrari e poi Giorgetto Giugiaro, persona grazie alla quale fu creata una società, diventata poi Italdesign, destinata all’Asia: struttura che si occupava di progettazione di carrozzerie, di design, di portiere per le automobili: io facevo da ambasciatore tra l’Italia e il mio paese d’origine».
Lo sbarco a Suvereto. Ma fondamentale per Miyakawa, che nel frattempo aveva trovato anche il tempo di sposarsi ed avere sette figli (la moglie Maria Luisa Bassano, torinese, è deceduta nel 2003, mentre l’attuale compagna, Yoco Shibata, è giapponese), furono i trasferimenti sempre più frequenti da Torino alla Toscana iniziati nel 1983 e trasformati in residenza stabile nel 1999. «È stato l’anno in cui ho rilevato tutto le quote di una comune agricola che avevo fondato a Suvereto, appunto La Bulichella, con l’obiettivo di portare avanti l’agricoltura biologica - prosegue l’imprenditore - un momento in cui si decise di impiantare anche nuovi vitigni. Tutto questo perché il “bio” è uno stile di vita, perché il mio sogno era offrire vino di qualità, in un contesto di amore verso la terra. In questo senso, come presidente del Consorzio dei vini della Val di Cornia, stiamo lavorando affinché l’attuale “Doc” (Denominazione di origine controllata) diventi una “Docg” (Denominazione di origine controllata e garantita)».
Il sake toscano. Se a Hideyuki chiediamo come, dopo quella delle auto, sia nata la passione del vino, la risposta è semplice: «Parlo sempre scherzosamente di sake (la popolare bevanda alcolica giappone ricavata dal riso, ndr) in salsa toscana - racconta - ma in realtà il vino di questa terra è davvero buono, insieme a quello francese, e oltretutto fa bene anche se si deve stare attenti a non berne troppo».
Battute a parte, la produzione della Bulichella, che è anche un’azienda agrituristica in grado di ospitare 45 persone alla volta («ma la piscina non l’ho voluta perché si deve mantenere il carattere appunto di “agriturismo”», chiarisce Hideyuki) è in realtà abbastanza misurata: grazie ai 36 ettari disponibili, di cui 14 e mezzo dedicati alle vigne, si producono almeno ottantamila bottiglie all’anno suddivise per l’80 per cento tra i rossi (sangiovese, merlot cabernet) e il 20 di bianchi (Vermentino), oltre ad una discreta quantità d’olio d’oliva.
«Ed in corso abbiamo anche tanti progetti - prosegue - dedicati ad esempio ai giovani per far nascere in loro l’amore della terra ed offrire un’opportunità di lavoro. Ma voglio segnalare anche l’attività iniziata con la Scuola Sant’Anna di Pisa: vogliamo produrre l’aleatico ed adesso abbiamo un tunnel sperimentale per fare appassire l’uva». «Insomma - conclude Miyakawa - in Toscana sto bene. Ci sono cose che vanno bene e altre che vanno male, ma qui la vita è davvero bella».
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