Il Tirreno

si chiude la vicenda

La Disney sconfitta in Cassazione

Ci sono voluti diciotto anni, dal 1992 ad oggi, per venire a capo di una vicenda che a visto così a lungo contrapposti due imprenditori elbani e la prestigiosa casa cinematografica Walt Disney.

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PORTOFERRAIO. Ci sono voluti diciotto anni, dal 1992 ad oggi, per venire a capo di una vicenda che a visto così a lungo contrapposti due imprenditori elbani e la prestigiosa casa cinematografica Walt Disney.

Una vicenda giudiziaria cominciata con il maxi sequestro da parte della Guardia di Finanza a Milano di 22mila cassette di cartoni animati prodotte dalle società milanesi di Italo e Stefano Martinenghi, rispettivamente padre e figlio, accusati, tra le altre cose, di truffa, contraffazione e abusiva riproduzione di videocassette.

E finita il 29 dicembre del 2009 con una sentenza delle sezioni unite della Corte di Cassazione che di fatto getta alle ortiche l'intero, o quasi, impianto accusatorio e tutto l'iter processuale - in primo grado e in appello - al quale i due imprenditori sono stati sottoposti.
Italo Martinenghi, deceduto nel 2008, questa sentenza non potrà leggerla. Ma il figlio Stefano, residente a Fetovaia e personaggio di spicco nel panorama politico locale (era tra i possibili candidati sindaco alle ultime amministrative a Campo), può finalmente tirare un sospiro di sollievo. Come scrivono le sezioni unite della Cassazione, infatti, «il reato non sussiste» nei loro confronti.

Ma per arrivare a questa conclusione i giudici della suprema corte hanno avuto un bel po' da fare.
Il motivo? Per capirlo occorre fare un passo indietro. Alla fine degli anni Ottanta, infatti, Italo e Stefano Martinenghi, entrambi impegnati con le proprie aziende nel settore della produzione e distribuzione di film, decidono di duplicare e distribuire sul mercato anche i cartoni animati della Walt Disney. Sei i titoli scelti: Biancaneve e i sette nani, I tre porcellini, Dumbo, Bambi, Fantasia e Pinocchio.

La casa produttrice americana non gradisce, cominciano i primi sequestri e poi interviene la Guardia di finanza a Milano e la notizia si trasforma in un caso nazionale. Ma i due imprenditori si difendono: i cartoon in questione sono caduti nel pubblico dominio, cioè non sono più coperti dal diritto d'autore. Una tesi che però non convince i giudici né in primo né in secondo grado, anche se le conseguenze penali per i Martinenghi non sono rilevanti: il grosso delle accuse cade in prescrizione.

Padre e figlio, però, non mollano. E così ricorrono in Cassazione dove, a distanza di 18 anni, arriva il colpo di scena. La non facile interpretazione delle decine di norme in materia conferma che i cartoni animati effettivamente potevano essere duplicati e rivenduti dalle società dei Martinenghi ai quali, ora, dovranno essere restituite le 22mila cassette sequestrate.

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