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crisi economica

Scuola, pochi soldi e molta volontà

Melisanda e Massei Autunnali
Scuola, pochi soldi e molta volontà

Quando a fine ottobre 2008 la crisi economica più grave degli ultimi vent'anni si abbatté sui mercati non fu difficile immaginare che gli effetti avrebbero continuato a farsi sentire a lungo. Malgrado però i segnali di ripresa emersi da varie direzioni, tra le realtà del nostro territorio ancora fortemente indebolite quella scolastica sembra assumere un ruolo di rilievo

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PIOMBINO. Quando a fine ottobre 2008 la crisi economica più grave degli ultimi vent'anni si abbatté sui mercati non fu difficile immaginare che gli effetti avrebbero continuato a farsi sentire a lungo. Malgrado però i segnali di ripresa emersi da varie direzioni, tra le realtà del nostro territorio ancora fortemente indebolite quella scolastica sembra assumere un ruolo di rilievo.

Specie quella di secondo grado, su cui il deficit globale si trova a imprimere, adesso più che nei mesi scorsi, un sigillo particolarmente sensibile.

La convergenza dei punti di vista dei dirigenti scolastici, da questa prospettiva, è significativa, non fosse altro che per le numerose esigenze a cui gli istituti, specie quelli tecnici e professionali, si trovano a far fronte, accomunati da un'utenza e da bisogni sostanzialmente affini.

«Questa tipologia di scuole - spiega Nicola Ottaviano, preside dell'I.S.I.S. "Einaudi-Ceccherelli" - è quella più vicina ad alcuni problemi che riguardano la città di Piombino nella sua integrità: tra i nostri allievi ci sono figli di cassa-integrati e situazioni di difficoltà notevole toccano queste famiglie. Non è l'utenza socialmente forte dei licei».

Ottaviano spiega di essersi trovato di fronte, negli ultimi mesi, a una situazione tale "da indurre a ricercare il termine peggiore per poterla descrivere": a soffrirne sono anche le spese minime, ma basilari, che ogni scuola è necessariamente costretta a sostenere per poter funzionare, quali semplici fotocopie, o anche i telegrammi per la nomina e la convocazione dei supplenti.

«Nonostante questo - aggiunge Ottaviano - è mia intenzione respingere la proposta di aumentare il contributo delle famiglie. Non vorrei che da parte del governo centrale questi maggiori introiti venissero presi come pretesto per scaricarvi sopra una parte delle spese per le supplenze, che normalmente e istituzionalmente deve invece finanziare lo Stato. Non voglio che questo genere di costi gravi sulle famiglie dei miei studenti».

«Questa grave crisi - commenta Mario Bernardini, dirigente scolastico I.S.I.S. "Volta-Pacinotti" - va aggiungersi a una condizione di conto capitale già severa da alcuni anni: il che rende impossibile, attualmente, rinnovare officine e laboratori o acquistare nuovo materiale tecnologico. Si cerca di riparare quello che abbiamo a disposizione. Un tornio costa trenta-quarantamila euro e ovviamente non si può pensare di ricomprarlo in un momento come questo. Bisogna fare con quel che c'è».

A differenza di quanto però inizialmente era trapelato, i dirigenti scolastici smentiscono risolutamente che la carenza di fondi possa incidere sull'organizzazione dei corsi di recupero previsti per gli alunni con delle insufficienze sulle pagelle del primo trimestre e quadrimestre.

Naturalmente razionalizzando i reali bisogni e valutando le priorità nelle varie classi, ma senza mettere in discussione questo genere di interventi.

«Piuttosto - sottolinea Fabio Grandi, preside del liceo "Carducci", per cui già nei giorni scorsi si prospettava un ampliamento dell'offerta formativa sulla base della recente riforma del ministro Gelmini - dovremmo cercare di capire se il ministero metterà a disposizione delle nostre scuole i fondi necessari per l'apertura dei nuovi indirizzi. L'attuale sospensione dell'attività didattica nel corso di questa settimana è solo il frutto di una diversa disposizione del carrello scolastico, che permette di accorpare alcuni giorni piuttosto che usufruire di ponti. I corsi di recupero partiranno nelle prossime settimane».

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