Il Tirreno

IL DIBATTITO

Boom di "Acciaio", ma la città si divide

Francesca Lenzi /
Silvia Avallone, 25 anni; “Acciaio” è il suo primo romanzo. A sinistra la copertina del libro che sta scalando le classifiche
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Silvia Avallone, 25 anni; “Acciaio” è il suo primo romanzo. A sinistra la copertina del libro che sta scalando le classifiche

Nel momento in cui "Acciaio" raggiunge i primi posti nella classifica dei libri più venduti a livello nazionale, continuando a ottenere successo e attenzione, in una piccola parte d'Italia si sta accendendo una sorta di polemica. In effetti, dopo l'uscita del libro, non sono pochi i piombinesi che si sono risentiti dell'immagine della nostra città che mette in scena

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PIOMBINO. Nel momento in cui "Acciaio" raggiunge i primi posti nella classifica dei libri più venduti a livello nazionale, continuando a ottenere successo e attenzione, in una piccola parte d'Italia si sta accendendo una sorta di polemica. In effetti, dopo l'uscita del libro, non sono pochi i piombinesi che si sono risentiti dell'immagine della nostra città che Silvia Avallone mette in scena.

In poco più di dieci giorni dall'uscita nelle librerie, "Acciaio" è diventato dunque un caso, con tanto di schieramenti contro o a favore. Alla frase, dettata dalla passione campanilista: «Ma questa non è Piombino» c'è chi risponde con altrettanta veemenza: «Apri gli occhi, siamo così», per uno scenario di discussione decisamente insolito nell'ambito letterario.

Su Facebook, al di là dei commenti positivi all'unanimità, rilasciati sulla pagina personale della Avallone, si è aperto il dibattito sul romanzo dopo la nota creata da Gordiano Lupi, scrittore ed editore piombinese.

La recensione entusiasta del direttore de Il Foglio, che per Rizzoli ha tradotto e curato "Cuba Libre", di Yoani Sanchez, ha trovato soprattutto la risposta del sindaco, Gianni Anselmi, che invitato da Lupi a leggere "Acciaio", così ribatte: «Certo che lo leggerò. Ma se tu vedi la Piombino che racconti nella tua nota, alla fine della lettura ti dirò che non sono d'accordo». Lo scambio di battute rivela nettamente le due opinioni. Se per lo scrittore «il romanzo della Avallone parla di noi, di come siamo cambiati; parla dell'Italia di provincia. Piombino non è che un esempio», per Anselmi invece «la tristezza regressiva da provincia frustrata, così come lo smarrimento legato alla perdita presunta degli ideali del tempo che fu, cominciano ad essere una caricatura un po' datata e manierista dalla quale prima ci si libera e meglio è».

Su un forum, una piombinese appare inviperita, sentendosi addirittura ferita (parole sue) dalla descrizione nel libro. D'altra parte anche lei non l'ha ancora letto e si basa sulle opinioni di amici e conoscenti.

Non solo su Internet però si discute. Per strada, nei bar e nelle librerie è facile iniziare a confrontarsi ed esprimere il proprio pensiero su un testo che, al di là del valore artistico, viene fatto oggetto di dibattito specialmente in relazione al profilo territoriale e sociale che affiora su Piombino. Spesso dimenticandosi della natura stessa di un romanzo: sguardo inevitabilmente parziale di una realtà che si sceglie di raccontare, attraverso una determinata storia, lontana dall'osservazione analitica di una ricerca scientifica.

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