Sicurezza
AMBIENTE
Tariffa più leggera? Solo bruciando rifiuti
Valentina Landucci /
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Sopra l’assessore Nicola Nista, accanto l’impianto del BuraccioL'obiettivo numero uno è la riduzione dei costi, ne è convinta anche la Provincia. I rifiuti all'Elba sono troppo cari e in nome del risparmio per i propri cittadini tutti i sindaci dell'isola sembrano arrivati alla conclusione che sia necessaria una svolta
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PORTOFERRAIO. L'obiettivo numero uno è la riduzione dei costi, ne è convinta anche la Provincia. I rifiuti all'Elba sono troppo cari e in nome del risparmio per i propri cittadini tutti i sindaci dell'isola sembrano arrivati alla conclusione che sia necessaria una svolta. Nella migliore delle ipootesi ci vorranno almeno due anni, ma un'intesa di massima, per tagliare la spesa dell'isola per raccolta e smaltimento della spazzatura, sembra finalmente esserci.
Nessuna nuova discarica, piuttosto la messa in sicurezza di quella del Literno con un finanziamento provinciale. E soprattutto l'entrata in funzione delle linee di trattamento di rifiuti del Buraccio: compost da un lato, produzione di cdr (combustibile da rifiuti) dall'altro. Così delle 30mila tonnellate di rifiuti prodotte annualmente sull'isola resterebbe solo una piccola percentuale (intorno al 10-15% da conferire in discarica). Detto così sembra un obiettivo facile da raggiungere. In realtà il percorso, come emerso dal vertice tra Comuni e Provincia di ieri mattina a Portoferraio, è più complicato. Anzitutto da un punto di vista economico.
I costi. Ad oggi smaltire una tonnellata di spazzatura indifferenziata all'Elba costa circa 160 euro: una metà per il conferimento in discarica, l'altra per un pretrattamento del rifiuto e il successivo trasporto (via mare e via terra) negli impianti di Rosignano. In tutto quasi 5milioni di euro all'anno di costi che ricadono sulle spalle della collettività.
La strategia. Il progetto sul quale Provincia e Comuni isolani sembrano d'accordo prevede anzitutto l'incremento della differenziata, costosa (da raccogliere e trasferire in continente) ma comunque necessaria per ridurre le tonnellate di rifiuti che finiscono in discarica. Secondo le prime ipotesi nel giro di 2 anni la quantità di differenziata potrebbe salire al 25%, circa 8mila tonnellate. Altre 12mila andrebbero a finire al Buraccio per la produzione di cdr. E dallo stesso impianto almeno 6mila tonnellate di rifiuti potrebbero trasformarsi in compost grigio (utilizzabile per ripristini ambientali). Resterebbero qualcosa come 3-4mila tonnellate di spazzatura destinate alla discarica.
In questo modo tramonterebbe definitivamente l'ipotesi di ampliamento dell'impinato di Literno: un investimento da circa 3milioni di euro che ridurrebbe i costi di smaltimento ma senza risolvere il problema alla radice.
«Alla base del confronto - ha sottolineato l'assessore provinciale all'ambiente, Nicola Nista - ci deve essere la volontà di operare in squadra fra Provincia e Comuni. L'obiettivo del risparmio e di una migliore gestione di tutto il sistema si può raggiungere solo con un'assunzione comune di responsabilità fra istituzioni sia nell'affrontare i problemi, sia, poi, nella messa in atto delle decisioni assunte insieme».
La gestione. Altra questione importante affrontata da Nista sono i rapporti tra Comuni ed Esa (Elbana servizi ambientali). Oggi la gestione del servizio sull'isola è ancora frammentaria: occorre una società unica. E salvo qualche riserva Esa - che già opera in 6 degli 8 Comuni elbani - è candidata a fondersi con le altre società che operano sull'isola «anche nella prospettiva - spiega il sindaco di Portoferraio, Roberto Peria - della costituzione di una nuova azienda unitaria per l'intero ambito dell'Ato Costa».
«Ho avanzato ai Comuni la proposta di passare dalla Tarsu alla Tia - aggiunge Nista - in modo da consentire ad Esa migliori condizioni di esercizio».
Nessuna nuova discarica, piuttosto la messa in sicurezza di quella del Literno con un finanziamento provinciale. E soprattutto l'entrata in funzione delle linee di trattamento di rifiuti del Buraccio: compost da un lato, produzione di cdr (combustibile da rifiuti) dall'altro. Così delle 30mila tonnellate di rifiuti prodotte annualmente sull'isola resterebbe solo una piccola percentuale (intorno al 10-15% da conferire in discarica). Detto così sembra un obiettivo facile da raggiungere. In realtà il percorso, come emerso dal vertice tra Comuni e Provincia di ieri mattina a Portoferraio, è più complicato. Anzitutto da un punto di vista economico.
I costi. Ad oggi smaltire una tonnellata di spazzatura indifferenziata all'Elba costa circa 160 euro: una metà per il conferimento in discarica, l'altra per un pretrattamento del rifiuto e il successivo trasporto (via mare e via terra) negli impianti di Rosignano. In tutto quasi 5milioni di euro all'anno di costi che ricadono sulle spalle della collettività.
La strategia. Il progetto sul quale Provincia e Comuni isolani sembrano d'accordo prevede anzitutto l'incremento della differenziata, costosa (da raccogliere e trasferire in continente) ma comunque necessaria per ridurre le tonnellate di rifiuti che finiscono in discarica. Secondo le prime ipotesi nel giro di 2 anni la quantità di differenziata potrebbe salire al 25%, circa 8mila tonnellate. Altre 12mila andrebbero a finire al Buraccio per la produzione di cdr. E dallo stesso impianto almeno 6mila tonnellate di rifiuti potrebbero trasformarsi in compost grigio (utilizzabile per ripristini ambientali). Resterebbero qualcosa come 3-4mila tonnellate di spazzatura destinate alla discarica.
In questo modo tramonterebbe definitivamente l'ipotesi di ampliamento dell'impinato di Literno: un investimento da circa 3milioni di euro che ridurrebbe i costi di smaltimento ma senza risolvere il problema alla radice.
«Alla base del confronto - ha sottolineato l'assessore provinciale all'ambiente, Nicola Nista - ci deve essere la volontà di operare in squadra fra Provincia e Comuni. L'obiettivo del risparmio e di una migliore gestione di tutto il sistema si può raggiungere solo con un'assunzione comune di responsabilità fra istituzioni sia nell'affrontare i problemi, sia, poi, nella messa in atto delle decisioni assunte insieme».
La gestione. Altra questione importante affrontata da Nista sono i rapporti tra Comuni ed Esa (Elbana servizi ambientali). Oggi la gestione del servizio sull'isola è ancora frammentaria: occorre una società unica. E salvo qualche riserva Esa - che già opera in 6 degli 8 Comuni elbani - è candidata a fondersi con le altre società che operano sull'isola «anche nella prospettiva - spiega il sindaco di Portoferraio, Roberto Peria - della costituzione di una nuova azienda unitaria per l'intero ambito dell'Ato Costa».
«Ho avanzato ai Comuni la proposta di passare dalla Tarsu alla Tia - aggiunge Nista - in modo da consentire ad Esa migliori condizioni di esercizio».
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