Il Tirreno

Gruppo Severstal

Lucchini, ipotesi cinese

Un’immagine dello stabilimento piombinese Lucchini
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Un’immagine dello stabilimento piombinese Lucchini

Il sette febbraio saranno cinque anni da quando Aleksej Mordashov divenne proprietario della Lucchini: quel giorno del 2005 con 430 milioni il "Carrarmato" acquisì il 60% delle azioni (diventate l'80% nel 2007) salvando il gruppo bresciano da una crisi gravissima e soprattutto dalla difficoltà ad onorare, da lì a pochi mesi, un bond da 300 milioni

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PIOMBINO. Il sette febbraio saranno cinque anni da quando Aleksej Mordashov divenne proprietario della Lucchini: quel giorno del 2005 con 430 milioni il "Carrarmato" acquisì il 60% delle azioni (diventate l'80% nel 2007) salvando il gruppo bresciano da una crisi gravissima e soprattutto dalla difficoltà ad onorare, da lì a pochi mesi, un bond da 300 milioni.

Un "compleanno" che potrebbe essere l'ultimo dei russi a Piombino, con la Lucchini vicina a passare un'altra volta di mano. Domenica le indiscrezioni legate a un lancio dell'agenzia moscovita Interfax ripreso dall'inglese Reuters avevano generato più scetticismo che interesse. Ieri invece tra silenzi e timide prese di posizione l'ipotesi di una cessione dello stabilimento piombinese si è fatta via via più realistica.

Dalla Lucchini nessun commento ufficiale sull'ipotesi di cessione, che pure dietro le quinte nessuno ritiene inverosimile e di cui anzi si vocifera da più di un anno.

Dalla Russia invece una conferma delle indiscrezioni arriva dal quotidiano Vedomosti, che parla «di trattative con investitori stranieri per la cessione della quota di controllo dell'acciaieria italiana Lucchini», notizia ripresa anche dal sito web del Moscow Times.

Chi si dichiara apertamente preoccupato per queste voci è Giuseppe Bartoletti, responsabile di zona della Cgil, secondo cui «se la notizia viene rilanciata da agenzie di stampa internazionali, questo potrebbe voler dire che siamo in una fase già avanzata della trattativa. Se da un lato questo dimostra che il settore della siderurgia non è affatto maturo e di conseguenza suscita ancora appetiti internazionali, dall'altro questo nella nostra realtà può aprire scenari sconosciuti».

Bartoletti fa sapere quindi di aver chiesto «un incontro urgente al gruppo dirigente dell'azienda, perché vogliamo capire se gli impegni presi per questo territorio verranno mantenuti. In particolar modo vogliamo sapere se il programma degli investimenti annunciato pochi mesi fa viene mantenuto, se il progetto di riqualificazioni e aumento delle produzioni è ancora nei programmi dell'azienda e se il progetto di bonifica e di risanamento dell'area industriale seguirà il percorso prestabilito».

I prossimi giorni daranno le prime risposte sulle ipotesi di cessione e di conseguenza sul possibile acquirente che, secondo le indiscrezioni riportate dal Tirreno a metà dicembre, potrebbe essere un gruppo cinese. Certo è che la situazione della Severstal non è allegra: la crisi ha mangiato una cifra vicina ai 20 miliardi di capitalizzazione, con un bilancio in rosso di un miliardo di dollari nel primo semestre del 2009 contro un utile di due miliardi nello stesso periodo dell'anno precedente. (cloz)

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