Il Tirreno

Dopo furti e vandalismi

Di land art alla Sterpaia non c'è più nulla

Francesca Lenzi
Il cartellino indicatore è ciò che resta di una delle installazioni di land art
◗
Il cartellino indicatore è ciò che resta di una delle installazioni di land art

"Non c'è più nulla alla Sterpaia", "Dov'è finita la Land art?". Questo più o meno il tono delle persone che hanno chiamato in redazione, negli ultimi giorni, per segnalare la scomparsa delle installazioni, collocate all'interno del parco solo alla fine della precedente estate

2 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. "Non c'è più nulla alla Sterpaia", "Dov'è finita la Land art?". Questo più o meno il tono delle persone che hanno chiamato in redazione, negli ultimi giorni, per segnalare la scomparsa delle installazioni, collocate all'interno del parco solo alla fine della precedente estate. L'inaugurazione della mostra permanente di Land art, realizzata dalle ceramiste Debora Ciolli e Monica Borca, risale al 12 settembre scorso, data in cui venne presentato il percorso artistico dentro la Sterpaia.

Totem di legno, terminati con abbeveratoi o forme ricciolute, sculture curvilinee, campane bianche e colorate di terracotta, tronchi zoomorfi, occhi e figure di ceramica su ceppi e rami. Non c'è più niente di tutto questo: alcuni pali sono stati estirpati, le applicazioni tolte; nessuna voce nel vento, a suonare, né tantomeno sguardi variopinti a scrutare il passaggio dei visitatori.

Se è eccessivo credere che una telefonata allunghi la vita, talvolta - almeno - chiarisce un mistero. È stata la stessa Parchi Val di Cornia a decidere di rimuovere le installazioni presenti nella Sterpaia, dopo la scoperta, nei giorni immediatamente successivi all'inaugurazione, di numerose sottrazioni. «A seguito di alcuni episodi di vandalismo - afferma Luca Sbrilli, presidente della Parchi - abbiamo scelto di levare, d'accordo con le artiste, le opere più significative, come il mezzo busto femminile, le campane e diversi totem».

Sono state strappate all'ambiente quasi subito le forme policrome e rotondeggianti di terracotta, immerse nel territorio al quale avrebbero dovuto, nel tempo, unirsi, secondo il criterio concettuale proprio della Land art. Un'occasione persa per godere dell'esperienza, unica nella zona, di un'arte che riconosce come fondamentale l'intervento di forme e tracce umane non invasive, ma aderenti totalmente al paesaggio. Un'opportunità però recuperabile, anche se con altre modalità, come spiega Sbrilli: «Al momento le opere sono messe in sicurezza, probabilmente sino alla primavera, quando le ricollocheremo, nel cuore del parco, nell'area chiusa, accessibile solo con il personale della Parchi. Riguardo all'area aperta, l'idea è di accompagnare alle applicazioni rimaste, altri interventi, stavolta prettamente ambientali, come legno e terra». Magari faranno meno gola per azioni irresponsabili e piuttosto stupide.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa