Toscana
Fermo il baby-boom
In netto calo le nascite a Villamarina
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Il dottor Nelso CalonaciCalo netto delle nascite a Villamarina. Nel 2009 sono state soltanto 401. E' il dato peggiore degli ultimi anni. E non tranquillizza. Perchè si discosta sensibilmente dalla soglia dei 500 parti annui indicati dalle direttive fissate dalla Regione per il mantenimento dei punti-nascita della Toscana
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PIOMBINO. Calo netto delle nascite a Villamarina. Nel 2009 sono state soltanto 401. E' il dato peggiore degli ultimi anni. E non tranquillizza. Perchè si discosta sensibilmente dalla soglia dei 500 parti annui indicati dalle direttive fissate dalla Regione per il mantenimento dei punti-nascita della Toscana. Direttive che ogni tanto riaffiorano nelle cronache degli interventi dell'assessore al diritto alla salute, Enrico Rossi. La doccia è tanto più fredda visti i risultati degli ultimi anni, con il numero totale dei parti che a Villamarina è sempre aumentato progressivamente. Si è passati dai 346 del 2003 ai 478 del 2008, l'anno risultato più prolifico.
Le oscillazioni sono significative, ma non sembrano legate a quelle più generali della natalità.
Per l'anno appena concluso, non sono al momento disponibili i dettagli. Non si sa ancora, dunque, quante siano state le gestanti provenienti da zone extra Asl 6, nè quante siano state le donne residenti in Val di Cornia che abbiano deciso di partorire a Cecina, a Pisa o a Livorno.
Al 31 ottobre scorso, però, la tendenza risultava sostanzialmente in linea con quella registrata negli anni precedenti: scarsa mobilità verso Pisa, maggiore verso Cecina, una buona presenza di partorienti in arrivo da realtà fuori Asl, prevalentemente dal nord del grossetano.
A contenere il calo delle nascite su Villamarina, ci ha pensato il contributo alla natalità offerto dalle cittadine immigrate. Anche nel 2008 si stima che siano state una novantina a far nascere i loro bimbi a Piombino.
Complessivamente, i parti cesarei sono stati 78 (pari al 19,4%), venti quelli in acqua (4,9%) mentre le donazioni del cordone ombelicale si sono fermate a quota 75.
Un elemento appare piuttosto delineato: a riequilibrare i conti basterebbe il rallentamento della capacità di attrazione esercitata dall'ospedale di Cecina sulle gestanti della Val di Cornia. Solo a fine ottobre sono state 58 a scegliere Cecina.
Sulla decisione, sembra influire soprattutto una viabilità che dal comprensorio rende più facile raggiungere quella destinazione piuttosto che Piombino.
Avrebbero un peso, insomma, questioni infrastrutturali. Ma anche le difficoltà di garantire una continuità assistenziale più individuale, possibile solo con un team di medici meno precario e ad elevato turnover. Gli indicatori specifici del reparto (mortalità, morbilità percentuale, parti chirurgici, reports sul grado di soddisfazione delle neomamme), invece, tracciano un quadro positivo.
Lapidario il commento del direttore del reparto, dottor Nelso Calonaci: «Al nostro punto-nascita manca la quantità e per questo corre sempre il rischio di soppressione, indipendentemente dalla volontà delle istituzioni locali che una legge regionale o nazionale può, prima o poi vanificare».
V.P.
Le oscillazioni sono significative, ma non sembrano legate a quelle più generali della natalità.
Per l'anno appena concluso, non sono al momento disponibili i dettagli. Non si sa ancora, dunque, quante siano state le gestanti provenienti da zone extra Asl 6, nè quante siano state le donne residenti in Val di Cornia che abbiano deciso di partorire a Cecina, a Pisa o a Livorno.
Al 31 ottobre scorso, però, la tendenza risultava sostanzialmente in linea con quella registrata negli anni precedenti: scarsa mobilità verso Pisa, maggiore verso Cecina, una buona presenza di partorienti in arrivo da realtà fuori Asl, prevalentemente dal nord del grossetano.
A contenere il calo delle nascite su Villamarina, ci ha pensato il contributo alla natalità offerto dalle cittadine immigrate. Anche nel 2008 si stima che siano state una novantina a far nascere i loro bimbi a Piombino.
Complessivamente, i parti cesarei sono stati 78 (pari al 19,4%), venti quelli in acqua (4,9%) mentre le donazioni del cordone ombelicale si sono fermate a quota 75.
Un elemento appare piuttosto delineato: a riequilibrare i conti basterebbe il rallentamento della capacità di attrazione esercitata dall'ospedale di Cecina sulle gestanti della Val di Cornia. Solo a fine ottobre sono state 58 a scegliere Cecina.
Sulla decisione, sembra influire soprattutto una viabilità che dal comprensorio rende più facile raggiungere quella destinazione piuttosto che Piombino.
Avrebbero un peso, insomma, questioni infrastrutturali. Ma anche le difficoltà di garantire una continuità assistenziale più individuale, possibile solo con un team di medici meno precario e ad elevato turnover. Gli indicatori specifici del reparto (mortalità, morbilità percentuale, parti chirurgici, reports sul grado di soddisfazione delle neomamme), invece, tracciano un quadro positivo.
Lapidario il commento del direttore del reparto, dottor Nelso Calonaci: «Al nostro punto-nascita manca la quantità e per questo corre sempre il rischio di soppressione, indipendentemente dalla volontà delle istituzioni locali che una legge regionale o nazionale può, prima o poi vanificare».
V.P.
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