Gioco
La crisi
Siglato l'accordo salva DalmineNessun licenziato
Luca Centini
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Gli impianti della Tenaris Dalmine a Ischia di CrocianoSono servite 25 ore di trattative serrate per scacciare gli incubi dei licenziamenti e della chiusura del tubificio. Ieri mattina, intorno alle 10, i sindacati Fim, Fiom e Uilm e i vertici di Tenaris Dalmine hanno siglato l'ipotesi di accordo sul piano industriale per il biennio 2010-11. Dopo tre mesi dall'annuncio choc dell'azienda
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PIOMBINO. Sono servite 25 ore di trattative serrate per scacciare gli incubi dei licenziamenti e della chiusura del tubificio. Ieri mattina, intorno alle 10, i sindacati Fim, Fiom e Uilm e i vertici di Tenaris Dalmine hanno siglato l'ipotesi di accordo sul piano industriale per il biennio 2010-11. Dopo tre mesi dall'annuncio choc dell'azienda, segnati da incontri e manifestazioni dei lavoratori, lo stabilimento di Piombino ha nuovamente un futuro.
L'accordo. La svolta era nell'aria da giorni. La partita tra Dalmine e le organizzazioni sindacali, iniziata lunedì mattina, era considerata decisiva per giungere all'intesa. Dopo un giorno intero di trattative, obiezioni e correzioni della bozza di accordo, i sindacati sono usciti dalla sede di Confindustria con l'accordo in tasca. Un accordo che delinea uno scenario meno pesante rispetto al piano annunciato tre mesi fa. Dai 1024 esuberi sui 2814 lavoratori in forza agli stabilimenti del gruppo, si passa ad un ridimensionamento di 741 unità lavorative. E il tubificio di Piombino, indicato come sito da dismettere, non chiuderà.
Nessun licenziamento. L'ipotesi di accordo prevede dunque una vasta riduzione dei posti di lavoro in tutti gli stabilimenti, che tuttavia sarà assorbita senza ricorrere ai licenziamenti. Azienda e sindacati hanno infatti concordato un piano di ammortizzatori sociali che impone all'azienda una gestione regolata delle eccedenze.
L'accordo prevede il ricorso a due anni di cassa integrazione straordinaria, prorogabili fino a un massimo di tre, e, ove necessario, alla stipulazione di contratti di solidarietà.
Agli ammortizzatori sociali sarà affiancato un piano di uscite per mobilità incentivata e di accompagnamento alla pensione da febbraio 2010 fino ad aprile 2015. Ad ottobre 2011 azienda e sindacati procederanno ad una verifica delle produzioni e della situazione occupazionale apportando, in caso di ripresa dei mercati, una modifica degli esuberi previsti.
Futuro per il tubificio. La firma dell'accordo scaccia gli spettri della chiusura del tubificio, annunciata tre mesi fa dall'azienda. Decisivi per il mantenimento i passi avanti registrati sul fronte istituzionale sui temi delle bonifiche e del potenziamento di infrastrutture e porto.
L'impegno, promosso dall'assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini, di firmare entro gennaio un protocollo di intesa per il rafforzamento della presenza dell'azienda sul territorio, è divenuto parte integrante dell'accordo sul piano generale Dalmine. «Sarà decisivo il rispetto degli impegni assunti dalle istituzioni pubbliche - ha spiegato l'ad Dalmine Vincenzo Capranzano - per risolvere i problemi che Dalmine ha ereditato dalla gestione precedente».
La riorganizzazione pervista dall'azienda coinvolge il tubificio, che subirà il passaggio da 124 a 97 dipendenti. Numeri che, secondo quanto auspicato dai sindacati, potrebbero tornare a salire con gli investimenti per il rilancio dello stabilimento, che saranno discussi nel corso del prossimo tavolo tecnico promosso dalla Regione.
L'accordo. La svolta era nell'aria da giorni. La partita tra Dalmine e le organizzazioni sindacali, iniziata lunedì mattina, era considerata decisiva per giungere all'intesa. Dopo un giorno intero di trattative, obiezioni e correzioni della bozza di accordo, i sindacati sono usciti dalla sede di Confindustria con l'accordo in tasca. Un accordo che delinea uno scenario meno pesante rispetto al piano annunciato tre mesi fa. Dai 1024 esuberi sui 2814 lavoratori in forza agli stabilimenti del gruppo, si passa ad un ridimensionamento di 741 unità lavorative. E il tubificio di Piombino, indicato come sito da dismettere, non chiuderà.
Nessun licenziamento. L'ipotesi di accordo prevede dunque una vasta riduzione dei posti di lavoro in tutti gli stabilimenti, che tuttavia sarà assorbita senza ricorrere ai licenziamenti. Azienda e sindacati hanno infatti concordato un piano di ammortizzatori sociali che impone all'azienda una gestione regolata delle eccedenze.
L'accordo prevede il ricorso a due anni di cassa integrazione straordinaria, prorogabili fino a un massimo di tre, e, ove necessario, alla stipulazione di contratti di solidarietà.
Agli ammortizzatori sociali sarà affiancato un piano di uscite per mobilità incentivata e di accompagnamento alla pensione da febbraio 2010 fino ad aprile 2015. Ad ottobre 2011 azienda e sindacati procederanno ad una verifica delle produzioni e della situazione occupazionale apportando, in caso di ripresa dei mercati, una modifica degli esuberi previsti.
Futuro per il tubificio. La firma dell'accordo scaccia gli spettri della chiusura del tubificio, annunciata tre mesi fa dall'azienda. Decisivi per il mantenimento i passi avanti registrati sul fronte istituzionale sui temi delle bonifiche e del potenziamento di infrastrutture e porto.
L'impegno, promosso dall'assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini, di firmare entro gennaio un protocollo di intesa per il rafforzamento della presenza dell'azienda sul territorio, è divenuto parte integrante dell'accordo sul piano generale Dalmine. «Sarà decisivo il rispetto degli impegni assunti dalle istituzioni pubbliche - ha spiegato l'ad Dalmine Vincenzo Capranzano - per risolvere i problemi che Dalmine ha ereditato dalla gestione precedente».
La riorganizzazione pervista dall'azienda coinvolge il tubificio, che subirà il passaggio da 124 a 97 dipendenti. Numeri che, secondo quanto auspicato dai sindacati, potrebbero tornare a salire con gli investimenti per il rilancio dello stabilimento, che saranno discussi nel corso del prossimo tavolo tecnico promosso dalla Regione.
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