La manifestazione
La rabbia dei familiari
Lapidi divelte dalle ruspee lasciate per terra
Francesca Gori
I morti non possono chiedere nulla, ma vogliono rispetto. Il rispetto fatto dalla lapide con il loro nome, una fotografia, un fiore. Al camposanto di Campiglia invece, in un fazzoletto di terra dove riposavano una ventina di defunti, tutto questo non c'è più. Travolto da una ruspa
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CAMPIGLIA. I morti non possono chiedere nulla, ma vogliono rispetto. Il rispetto fatto dalla lapide con il loro nome, una fotografia, un fiore. Al camposanto di Campiglia invece, in un fazzoletto di terra dove riposavano una ventina di defunti, tutto questo non c'è più. Travolto da una ruspa che ha portato via marmi e terra lasciando soltanto il ricordo nei cuori di chi quei morti li ha amati.
Un monticello di terra ricopre una lapide. Lì dovrebbe esserci Ruggero. Accanto, Tina Carmignani che da sposata si chiama Pellegrini. Nomi scolpiti sul marmo. Su lapidi che i parenti dei defunti hanno appoggiato a quel muretto. Incerti se i loro cari siano davvero lì. Forse, qualche centimetro più a destra o a sinistra. Ci sono Leonardo e Margherita, che da 21 anni ogni giorno vanno a confidare i loro pensieri al figlio Franco. Non sanno se quel fazzoletto di terra smossa sul quale pregano sia davvero quello che avvolge pietoso quel che resta del corpo di loro figlio. I parenti di chi è sepolto in quella striscia di terra sono stati in Comune a protestare. Perché da più di un mese le ruspe hanno portato via le lapidi e hanno lasciato le salme in quel pezzetto di terra. Salme che non sono state esumate e che forse non lo saranno prima di qualche mese. Quello spazio, quei posti per altri defunti che moriranno da oggi in avanti e che vorranno essere sepolti all'ombra della Pieve di San Giovanni, non era necessario. «Abbiamo chiesto spiegazioni al comune - dicono in coro i parenti - ma non abbiamo ricevuto risposte per ora. E dobbiamo sopportare a lungo questa condizione, perché le esumazioni saranno fatte più avanti. Preghiamo e non sappiamo nemmeno se i nostri cari sono lì sotto di noi o no».
In quel quadro del cimitero di Campiglia, i vasi dei fiori sono per terra, le lapidi appoggiate al muretto, qualche foto è piantata nella terra. Insieme ai ricordi, la rabbia. «Non riusciamo nemmeno ad arrivare a pulire la fotografia - aggiunge una parente - perché tutta quella terra smossa con la pioggia di questi giorni è diventata fango. Non abbiamo più nemmeno una lapide da pulire, una tomba da curare. Ci hanno lasciato solo fango e dolore».
Un monticello di terra ricopre una lapide. Lì dovrebbe esserci Ruggero. Accanto, Tina Carmignani che da sposata si chiama Pellegrini. Nomi scolpiti sul marmo. Su lapidi che i parenti dei defunti hanno appoggiato a quel muretto. Incerti se i loro cari siano davvero lì. Forse, qualche centimetro più a destra o a sinistra. Ci sono Leonardo e Margherita, che da 21 anni ogni giorno vanno a confidare i loro pensieri al figlio Franco. Non sanno se quel fazzoletto di terra smossa sul quale pregano sia davvero quello che avvolge pietoso quel che resta del corpo di loro figlio. I parenti di chi è sepolto in quella striscia di terra sono stati in Comune a protestare. Perché da più di un mese le ruspe hanno portato via le lapidi e hanno lasciato le salme in quel pezzetto di terra. Salme che non sono state esumate e che forse non lo saranno prima di qualche mese. Quello spazio, quei posti per altri defunti che moriranno da oggi in avanti e che vorranno essere sepolti all'ombra della Pieve di San Giovanni, non era necessario. «Abbiamo chiesto spiegazioni al comune - dicono in coro i parenti - ma non abbiamo ricevuto risposte per ora. E dobbiamo sopportare a lungo questa condizione, perché le esumazioni saranno fatte più avanti. Preghiamo e non sappiamo nemmeno se i nostri cari sono lì sotto di noi o no».
In quel quadro del cimitero di Campiglia, i vasi dei fiori sono per terra, le lapidi appoggiate al muretto, qualche foto è piantata nella terra. Insieme ai ricordi, la rabbia. «Non riusciamo nemmeno ad arrivare a pulire la fotografia - aggiunge una parente - perché tutta quella terra smossa con la pioggia di questi giorni è diventata fango. Non abbiamo più nemmeno una lapide da pulire, una tomba da curare. Ci hanno lasciato solo fango e dolore».
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