Il Tirreno

La storia di Angelo

Un altro Natale nei container

Rosella Fascetti
Le case container agli Orti solo in parte sgomberate dal Comune a seguito di un sogralluogo dell’Asl
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Le case container agli Orti solo in parte sgomberate dal Comune a seguito di un sogralluogo dell’Asl

«Caro Babbo Natale, dopo quindici anni, vorrei una casa tutta mia...». Questo il desiderio di Alberto, un ex inquilino dei container agli Orti. Dopo l'ordinanza di sgombero del Comune è andato a stare in albergo, ma sogna una casa vera. Angelo, invece, non intende lasciare il container

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PORTOFERRAIO. «Caro Babbo Natale, dopo quindici anni, vorrei una casa tutta mia...». Questo il desiderio di Alberto, un ex inquilino dei container agli Orti. Dopo l'ordinanza di sgombero del Comune è andato a stare in albergo, ma sogna una casa vera. Angelo, invece, non intende lasciare il container e Paolo, che di notte dorme in albergo, di giorno torna a vivere agli Orti.

Storie di vita. Storie diverse che si intrecciano con l'ordinanza di sgombero del Comune arrivata a inizio dicembre. Un provvedimento che mette in evidenza come le condizioni igienico sanitarie dei container degli Orti non siano adeguate e occorra mettere mano, immediatamente, a una completa ristrutturazione delle strutture, alla pulizia dell'area e alla derattizzazione.

Certo, un container non è la casa dei sogni. Se poi ci sono topi, rifiuti e tetti pericolanti è anche peggio. Ma c'è chi preferisce rimanere qui e rifiuta la sistemazione offerta dal Comune all'ex Traditi. E' il caso di Angelo che da molti anni vive nella casa mobile e non si vuole trasferire per non lasciare i suoi animali. «Non posso lasciare i miei gatti ed i pappagalli - racconta - io in centro storico non ci posso vivere, dove metto i miei animali?».

Angelo chiede a Babbo Natale una casetta in campagna. Intorno al suo container c'è una pianta, decine di gatti ed un barbecue per fare la brace. «Io qui ci sto bene: ci sono i miei animali. Io voglio stare in campagna, la sistemazione in centro storico non mi piace. Ho solo una bicicletta come faccio a portare i miei vestiti, la mia roba da un'altra parte? Qui durante l'estate mi faccio un po' di brace e faccio le salcicce arrosto». Angelo è un pensionato. Vive solo e si mantiene con un piccolo sussidio. C'è un'ordinanza del Comune che gli impone di lasciare i suoi amici animali. Ma Angelo non molla: resta nel container e propone al Comune di farle lui le pulizie. «Ci possiamo mettere d'accordo per pulire il container, ci sono otto pappagalli, e poi i miei gatti, tutti viviamo qui».

Ma non è il solo. Paolo aspetta una nuova casa e intanto vive nel container con la figlia quattordicenne. «Mi hanno detto - ci spiega - che i primi di gennaio mi danno una chiave per un bilocale in via Roma. Durante la notte vado a dormire in albergo, ma il giorno vengo qui al container. Qui ho tutte le mie cose non posso lasciare tutto. E non sono il solo, il giorno ritorniamo perché oltre agli oggetti personali ci sono anche i nostri animali».

Chi non torna agli Orti, invece, è Alberto. Ma anche per lui la nuova sistemazione dopo l'ordinanza non lo rende certo felice. «Vivo in albergo - racconta Alberto - a pranzo dal lunedì al venerdì mangio al centro diurno. Il sabato e la domenica e tutti i festivi, invece, vado a mangiare in ospedale. Il Comune mi paga solo la mezza pensione». Alberto sogna la casa da quindici anni. Prima abitava alla Falconetta e dopo il 2001 in container. Non conosce il suo destino e vive nell'incertezza. «Mi hanno detto che tra sei mesi devo ritornare al container - afferma - ma io spero di avere una casa, sono quindici anni che la desidero».

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