Il Tirreno

Ipotesi

Alla Lucchini adesso spunta l'ipotesi cinese

Valeria Parrini
La fabbrica Lucchini
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La fabbrica Lucchini

Attrazione cinese per le Acciaierie? Può essere. La voce circola da qualche tempo e nell'ultimo periodo si è rafforzata. Se ne parla in fabbrica. E se ne parla fuori. Anche fuori città. In ambienti, comunque, legati alla siderurgia

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PIOMBINO. Attrazione cinese per le Acciaierie? Può essere.
La voce circola da qualche tempo e nell'ultimo periodo si è rafforzata.
Se ne parla in fabbrica. E se ne parla fuori. Anche fuori città. In ambienti, comunque, legati alla siderurgia.

L'ipotesi è precedente alle notizie che davano il gruppo automobilistico cinese Chery tra i possibili acquirenti degli impianti Fiat di Termini Imerese.

Ipotesi non confermata dall'amministratore delegato di Chery Automobile, Yin Tongyue. Che, però, ha annunciato ai media l'intenzione di assorbire 15 fabbriche all'estero, «inclusi gli acquisti di stabilimenti già esistenti che hanno sospeso la produzione».

Il legame tra la tipologia delle lavorazioni degli impianti piombinesi, Magona inclusa, e più generalmente l'industria automobilistica, non è virtuale. La compatibilità, insomma, ci sarebbe.

Lucchini-Severstal, però, smentisce l'esistenza di interessi cinesi per l'acquisizione della fabbrica.

Secondo fonti aziendali si tratterebbe semplicemente di «voci che si autoalimentano e si basano su niente».

Più cauta la risposta ad una seconda domanda, legata ad indiscrezioni che, stavolta, trapelano da Brescia. E che danno per imminente un ulteriore consolidamento di Severstal nell'assetto societario del gruppo siderurgico, con la cessione ai russi di altre quote ancora in possesso della famiglia Lucchini.

«Severstal detiene già l'80%. Vedremo nel nuovo anno», replicano le stesse fonti.
Poco più di un no comment anche rispetto alla formulazione, attesa da tempo, del piano industriale, e alla volontà di intervenire per il rifacimento dell'altoforno. Prima che il cuore delle Acciaierie presenti il conto da solo per questioni di usura.

Tutto, però, è rimandato a tempi migliori. Anche perchè, parla ancora l'azienda, «problemi tecnici pesanti, sull'Afo, non ci sono. Procedono, invece, gli investimenti su ambiente e sicurezza».

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