Sicurezza
Piombino
«Lo Stato ci ha abbandonati»
Katia Ghilli
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Simone Cantaridi e l’area di via Landi dove sorgeva la palazzina"Salve, sono la figlia di una delle persone che il 14 aprile 1999 ha perso la casa nello scoppio provocato da Simone Cantaridi dopo aver ammazzato a sangue freddo sua figlia, sua moglie e la sorella. Dopo aver letto il vostro articolo sono rabbrividita alla notizia della scarcerazione di Cantaridi dopo soltanto 10 anni di carcere e senza neppure andare cinque anni nell'ospedale psichiatrico»
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PIOMBINO. "Salve, sono la figlia di una delle persone che il 14 aprile 1999 ha perso la casa nello scoppio provocato da Simone Cantaridi dopo aver ammazzato a sangue freddo sua figlia, sua moglie e la sorella. Dopo aver letto il vostro articolo sono rabbrividita alla notizia della scarcerazione di Cantaridi dopo soltanto 10 anni di carcere e senza neppure andare cinque anni nell'ospedale psichiatrico».
A firmare la lettera giunta alla nostra redazione è Sabrina Agostini: lei in quella casa fatta esplodere da Cantaridi c'è nata e per lei, come per le altre famiglie, in quella maledetta mattina di metà aprile 1999 la vita si è fermata: sotto le macerie sono stati seppelliti tutti i ricordi, gli oggetti più cari, i mobili. Hanno dovuto ricominciare a vivere un'altra volta, ripartendo dall'inizio, con le loro sole forze.
E adesso, dopo dieci anni, devono ricomprarsi la loro stessa casa, accollandosi nuove spese e altri prestiti. A loro lo Stato non darà niente: non c'è un fondo di garanzia per chi perde la casa per colpa di un folle omicida. «Ai terremotati dell'Abruzzo la casa lo Stato l'ha ricostruita - osserva Walter Panerini, il suocero di Sabrina - ma nei casi come via Landi non deve niente».
C'è nelle parole di Sabrina e di suo suocero Walter un dolore di fondo mai sopito, ma quello colpisce è la dignità con cui in tutti questi anni hanno fatto fronte a una situazione a dir poco paradossale, che dimostra come in Italia la giustizia ha più di una velocità. Chi ha perso la casa sta ancora pagando e pagherà il prezzo di sacrifici morali ed economici per altri anni, chi ha provocato la strage ha la libertà condizionata e un lavoro.
«E' questo l'esempio che diamo ai nostri figli? - si domanda Sabrina nella sua lettera - E' questo che dobbiamo insegnargli? Che anche se ammazzi qualcuno non ti preoccupare tanto dopo qualche anno di carcere ti rifai tranquillamente una vita, ti danno un lavoro, una casa e la possibilità di rifarti una vita serena? No, non è giusto. Al danno viene veramente aggiunta la beffa».
E' difficile dire se le nuove case che la Casalp (ex Ater) costruirà per conto del Comune, riusciranno, in parte, a rimarginare una ferita mai chiusa: il vicepresidente Marco Macchioni conferma che «i lavori della realizzazione dei 12 alloggi inizieranno entro febbraio. A gennaio ci sarà la fase di accantieramento, mentre adesso la ditta che ha vinto l'appalto, la piombinese "E.M.B." dovrà fornire la certificazione di legge". Dei dodici alloggi che saranno costruiti 5 saranno riacquistati dai vecchi proprietari a un prezzo più vantaggioso rispetto a quello di mercato, nel senso che dal costo di costruzione è stato scorporato il costo delle aree fabbricabili (che in origine era già di loro proprietà). Si parla di un costo finale di 500/600 euro al metro quadro. Un risultato reso possibile anche grazie alla riduzione degli oneri di urbanizzazione, voluto dal Comune per venire incontro alle famiglie. Degli altri sette appartamenti che rimangono uno o due saranno venduti, gli altri saranno riservati a canone concordato».
«E' stata un'operazione estremamente difficile fin dall'inizio per i molti problemi che è stato necessario affrontare e risolvere - conclude Macchioni - L'ultimo lo affronteremo nelle prossime settimane, lì bisogna costruire in aderenza, perché ci sono due palazzi vicini, i lavori potrebbero durare un anno e mezzo». In questo tempo le cinque famiglie di via Landi pagheranno a step le loro nuove case come stabilito in un accordo stipulato con Casalp il 26 luglio 2008, nove anni dopo la tragedia, pochi mesi prima della nascita del comitato di via Landi per tutelare l'interesse delle famiglie in questa nuova vicenda.
A firmare la lettera giunta alla nostra redazione è Sabrina Agostini: lei in quella casa fatta esplodere da Cantaridi c'è nata e per lei, come per le altre famiglie, in quella maledetta mattina di metà aprile 1999 la vita si è fermata: sotto le macerie sono stati seppelliti tutti i ricordi, gli oggetti più cari, i mobili. Hanno dovuto ricominciare a vivere un'altra volta, ripartendo dall'inizio, con le loro sole forze.
E adesso, dopo dieci anni, devono ricomprarsi la loro stessa casa, accollandosi nuove spese e altri prestiti. A loro lo Stato non darà niente: non c'è un fondo di garanzia per chi perde la casa per colpa di un folle omicida. «Ai terremotati dell'Abruzzo la casa lo Stato l'ha ricostruita - osserva Walter Panerini, il suocero di Sabrina - ma nei casi come via Landi non deve niente».
C'è nelle parole di Sabrina e di suo suocero Walter un dolore di fondo mai sopito, ma quello colpisce è la dignità con cui in tutti questi anni hanno fatto fronte a una situazione a dir poco paradossale, che dimostra come in Italia la giustizia ha più di una velocità. Chi ha perso la casa sta ancora pagando e pagherà il prezzo di sacrifici morali ed economici per altri anni, chi ha provocato la strage ha la libertà condizionata e un lavoro.
«E' questo l'esempio che diamo ai nostri figli? - si domanda Sabrina nella sua lettera - E' questo che dobbiamo insegnargli? Che anche se ammazzi qualcuno non ti preoccupare tanto dopo qualche anno di carcere ti rifai tranquillamente una vita, ti danno un lavoro, una casa e la possibilità di rifarti una vita serena? No, non è giusto. Al danno viene veramente aggiunta la beffa».
E' difficile dire se le nuove case che la Casalp (ex Ater) costruirà per conto del Comune, riusciranno, in parte, a rimarginare una ferita mai chiusa: il vicepresidente Marco Macchioni conferma che «i lavori della realizzazione dei 12 alloggi inizieranno entro febbraio. A gennaio ci sarà la fase di accantieramento, mentre adesso la ditta che ha vinto l'appalto, la piombinese "E.M.B." dovrà fornire la certificazione di legge". Dei dodici alloggi che saranno costruiti 5 saranno riacquistati dai vecchi proprietari a un prezzo più vantaggioso rispetto a quello di mercato, nel senso che dal costo di costruzione è stato scorporato il costo delle aree fabbricabili (che in origine era già di loro proprietà). Si parla di un costo finale di 500/600 euro al metro quadro. Un risultato reso possibile anche grazie alla riduzione degli oneri di urbanizzazione, voluto dal Comune per venire incontro alle famiglie. Degli altri sette appartamenti che rimangono uno o due saranno venduti, gli altri saranno riservati a canone concordato».
«E' stata un'operazione estremamente difficile fin dall'inizio per i molti problemi che è stato necessario affrontare e risolvere - conclude Macchioni - L'ultimo lo affronteremo nelle prossime settimane, lì bisogna costruire in aderenza, perché ci sono due palazzi vicini, i lavori potrebbero durare un anno e mezzo». In questo tempo le cinque famiglie di via Landi pagheranno a step le loro nuove case come stabilito in un accordo stipulato con Casalp il 26 luglio 2008, nove anni dopo la tragedia, pochi mesi prima della nascita del comitato di via Landi per tutelare l'interesse delle famiglie in questa nuova vicenda.
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