Il Tirreno

Asl 6

Villamarina rischia altri tagli

Valeria Parrini
L’ospedale di Villamarina
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L’ospedale di Villamarina

La rete dei servizi ospedalieri dell'Asl 6 è costosissima e di scarsa qualità. Circa il 25% dei ricoveri nei quattro presidi è inappropriato. E mancano prestazioni di eccellenza.
Il giudizio poco edificante è contenuto in uno studio commissionato dalla Regione alla Scuola superiore Sant'anna

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PIOMBINO. La rete dei servizi ospedalieri dell'Asl 6 è costosissima e di scarsa qualità. Circa il 25% dei ricoveri nei quattro presidi è inappropriato. E mancano prestazioni di eccellenza.
Il giudizio poco edificante è contenuto in uno studio commissionato dalla Regione alla Scuola superiore Sant'anna.

Gli esperti dell'istituto pisano accompagnano le valutazioni negative con conclusioni pratiche.
Intanto, il passaggio a due nuovi ospedali: uno a Livorno (già deliberato in zona Monterotondo) e uno in Val di Cornia, con un bacino di utenza allargato alle Colline Matallifere.
I ricercatori indicano complessivamente 13 mila ricoveri da eliminare e suggeriscono di riconvertire le prestazioni in attività ambulatoriali e residenziali (hospice, riabilitazione, domiciliare).

Le forbici del Sant'Anna, poi, si spostano sui posti letto: 222 sono ritenuti in esubero e per 68 di essi si prevede la destinazione residenziale.
Insomma, si è di fronte ad una riorganizzazione profonda da cui non può uscire indenne Villamarina. Anche perchè, con un altro studio, la stessa equipe del Sant'Anna liquida come non sostenibile un presidio per cento posti. E a quelli si arriverebbe se, dai circa 150 attuali, si togliesse la cinquantina che dovrà sacrificare Piombino dove, per il basso livello assistenziale, sono indicati 18 posti in hospice.
«Difficile dubitare della validità della fonte scientifica», commenta Paolo Camelli, alla guida della Uil sanità provinciale. Che si dice parecchio preoccupato: «Se si taglia e si sostiene che un presidio così ridotto non regge, e nel frattempo l'ospedale ipotizzato a Riotorto non si fa velocemente, per la Val di Cornia si mette male».

Per il sindacato, giusta o sbagliata, la riorganizzazione deve essere affrontata con la massima trasparenza. E i primi ad essere chiamati in causa sono i livelli istituzionali locali: consigli comunali, Conferenza dei sindaci, Società della salute
Doppia considerazione di Camelli. Se il processo è giusto, non potrà essere attuato senza un forte e convinto consenso degli operatori e dei cittadini. Se è sbagliato, allora, ci sarà bisogno di una chiara opposizione, impossibile senza il contributo degli stessi operatori e degli stessi cittadini.
Tra le sue domande a voce alta, quelle sulle garanzie assistenziali legate alla riconversione dei 13 mila ricoveri definiti impropri, e sulle azioni con cui recuperare, anche parzialmente, le 19 mila fughe verso altre Asl.
Da chiarire anche gli aspetti finanziari e dell'occupazione. E in fretta, perchè, a quanto pare, il tempo delle scelte è già arrivato.

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