Sicurezza
La sentenza
Toremar sconfitta in tribunale
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Auto in attesa di imbarco su una nave Toremar, accanto l’avvocato Cesarina BarghiniUna sentenza che farà scuola. E forse determinerà le condizioni per salvare tutti o gran parte dei dipendenti precari di Toremar rimasti fuori dagli accordi sul passaggio della compagnia dallo Stato alla Regione
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PORTOFERRAIO. Una sentenza che farà scuola. E forse determinerà le condizioni per salvare tutti o gran parte dei dipendenti precari di Toremar rimasti fuori dagli accordi sul passaggio della compagnia dallo Stato alla Regione. Ieri il tribunale di Livorno ha stabilito che la società dovrà assumere un dipendente che da oltre 11 anni lavora con contratto di "turno particolare".
Il giudice del lavoro, Monica Jacqueline Magi, ha riconosciuto per Vincenzo D'Amato la continuità di rapporto di lavoro. E così il marittimo, da molti anni alle dipendenze della società Toremar ma ancora iscritto al "turno particolare", quindi un lavoratore precario, potrà contare sulla stabilità del rapporto di lavoro e su una anzianità di ben 11 anni. Non male in tempi in cui i precari della Toremar, in vista della privatizzazione della società, vedono traballare il proprio posto di lavoro.
Soddisfatta della sentenza l'avvocato Cesarina Barghini che ha rappresentato D'Amato. «Non è stata ancora depositata la motivazione della sentenza - spiega - ma dal dispositivo si deduce chiaramente che il giudice ha sposato la tesi del ricorrente, in virtù della quale il rapporto si trasforma di diritto dopo un anno di prestazioni continuative alle dipendenze dello stesso armatore a partire dall'iscrizione al turno particolare». Il riconoscimento della continuità di rapporto di lavoro per D'Amato può considerarsi una vittoria anche per i suoi colleghi. E indubbiamente un precedente, dato che da anni, nonostante il contratto nazionale, le ammissioni alla continuità di rapporto di lavoro erano bloccate. «Alla luce delle gravi incertezze introdotte dalla privatizzazione della società armatrice - continua Barghini - si sono rivolti al mio studio, alcuni gruppi di marittimi, dapprima i "comuni" e recentemente anche gli "ufficiali". La problematica, infatti, investe tutti nella stessa maniera. Ritengo che sarebbe stato preferibile che questi lavoratori avessero agito in maniera compatta dall'inizio, anziché attendere questi tempi. Proprio lunedì, comunque, quando ancora non conoscevamo l'esito della "causa pilota" avevo provveduto a depositare ben 16 ricorsi, e altri 9 saranno depositati appena si sarà proceduto all'espletamento del tentativo di conciliazione di rito dinanzi alla direzione provinciale del lavoro di Livorno».
L'intera vicenda fa riflettere sul fatto che molti lavoratori si siano rivolti prima all'avvocato che ai sindacati. «Ritengo che le condizioni allarmanti in cui si trovano i marittimi che non hanno un contratto a tempo indeterminato - conclude Barghini - siano state sottovalutate in ossequio ad un troppo cauto ottimismo. Solo quando la situazione è precipitata sono iniziati gli scioperi e le assemblee, dalla primavera scorsa. Ma in assenza di concrete assicurazioni i marittimi hanno ritenuto opportuno rivolgersi direttamente al giudice, a mio parere alcuni anche troppo tardi».
Il giudice del lavoro, Monica Jacqueline Magi, ha riconosciuto per Vincenzo D'Amato la continuità di rapporto di lavoro. E così il marittimo, da molti anni alle dipendenze della società Toremar ma ancora iscritto al "turno particolare", quindi un lavoratore precario, potrà contare sulla stabilità del rapporto di lavoro e su una anzianità di ben 11 anni. Non male in tempi in cui i precari della Toremar, in vista della privatizzazione della società, vedono traballare il proprio posto di lavoro.
Soddisfatta della sentenza l'avvocato Cesarina Barghini che ha rappresentato D'Amato. «Non è stata ancora depositata la motivazione della sentenza - spiega - ma dal dispositivo si deduce chiaramente che il giudice ha sposato la tesi del ricorrente, in virtù della quale il rapporto si trasforma di diritto dopo un anno di prestazioni continuative alle dipendenze dello stesso armatore a partire dall'iscrizione al turno particolare». Il riconoscimento della continuità di rapporto di lavoro per D'Amato può considerarsi una vittoria anche per i suoi colleghi. E indubbiamente un precedente, dato che da anni, nonostante il contratto nazionale, le ammissioni alla continuità di rapporto di lavoro erano bloccate. «Alla luce delle gravi incertezze introdotte dalla privatizzazione della società armatrice - continua Barghini - si sono rivolti al mio studio, alcuni gruppi di marittimi, dapprima i "comuni" e recentemente anche gli "ufficiali". La problematica, infatti, investe tutti nella stessa maniera. Ritengo che sarebbe stato preferibile che questi lavoratori avessero agito in maniera compatta dall'inizio, anziché attendere questi tempi. Proprio lunedì, comunque, quando ancora non conoscevamo l'esito della "causa pilota" avevo provveduto a depositare ben 16 ricorsi, e altri 9 saranno depositati appena si sarà proceduto all'espletamento del tentativo di conciliazione di rito dinanzi alla direzione provinciale del lavoro di Livorno».
L'intera vicenda fa riflettere sul fatto che molti lavoratori si siano rivolti prima all'avvocato che ai sindacati. «Ritengo che le condizioni allarmanti in cui si trovano i marittimi che non hanno un contratto a tempo indeterminato - conclude Barghini - siano state sottovalutate in ossequio ad un troppo cauto ottimismo. Solo quando la situazione è precipitata sono iniziati gli scioperi e le assemblee, dalla primavera scorsa. Ma in assenza di concrete assicurazioni i marittimi hanno ritenuto opportuno rivolgersi direttamente al giudice, a mio parere alcuni anche troppo tardi».
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