Il Tirreno

L’ANTICO PAESE DI PEDEMONTE

Un lampo di luce nella storia

I ruderi della chiesa romanica di San Benedetto
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I ruderi della chiesa romanica di San Benedetto

«Era la chiesa parrocchiale della terra di Pomonte». Così, nel 1814, Giuseppe Ninci forniva l'unica documentazione storica sull'esistenza della chiesa romanica di San Benedetto presso lo scomparso paese («terra») di Pedemonte: si trovava a 460 metri di altitudine nella località chiamata ancora «La Terra»

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POMONTE. Dopo quasi due secoli è ritornata alla luce.
I ruderi medievali sono stati rintracciati da un'equipe diretta dall'architetto Silvestre Ferruzzi. Uno squarcio di luce sulla storia elbana sul paese di «Pedemonte» (con tale nome è citato nel Duecento), che per altitudine sul livello del mare era il più elevato di tutta l'Elba medievale. Viene ricordato in documenti pisani del 1260, poiché era debitore - come altre comunità elbane - del tributo di alcuni falconi da caccia all'arcivescovo di Pisa, città che a quel tempo governava l'isola.

Nel Trecento, poi, il nome del paese si trasforma in «Pomonte»; la distruzione di questo abitato montano avvenne per mano dell'armata turca di Dragut (agosto 1553 e luglio 1555). I ruderi della Chiesa sono stati rintracciati ieri per merito delle ricerche storiche condotte da Silvestre Ferruzzi e grazie all'aiuto materiale fornito da Susanna Berti, Fausto Carpinacci, Umberto Segnini, Giuseppe Giangregorio, Sergio Galli, Angiolino Galeazzi, Giampiero Costa, Gian Mario Gentini e Davide Berti, sulla base delle preziose indicazioni avute da Giuseppe Testa, l'unico abitante di Pomonte che ricordava l'esistenza della struttura. Si racconta che nei pressi della chiesa, durante lavori agricoli, si rinvennero numerosi manufatti tra cui un crocifisso metallico, diverse monete e una sepoltura coperta da lastre di pietra. «La scoperta di questa chiesa - commenta Silvestre Ferruzzi - non esattamente orientata rispetto al consueto asse simbolico est/ovest (abside rivolta a Gerusalemme e al Sole nascente di Cristo) e le cui dimensioni sono di 11x4 metri, fu trasformata in un «caprile» modificandone l'aspetto originario ed eliminando l'originaria muratura in «blocage» di calce, come avvenne anche per la chiesa di San Frediano al Tròppolo. Una piccola porta si apriva forse sul lato destro, verso la vallata; colpisce la lavorazione delle bozze in granito presso la spalletta absidale, dove si osservano numerosi frammenti delle lastre di copertura in ardesia». L'individuazione di questa chiesa costituisce un importantissimo tassello che mancava alla storia dell'Elba medievale, e che viene a completare il quadro degli edifici religiosi romanici presenti nel settore occidentale. L'intera vallata di Pomonte, tra l'altro, conserva alcuni toponimi (Le Monacelle, Aia alli Preti, Il Santo) che sembrerebbero evocare, forse nei pressi della chiesa di San Biagio, la presenza di un complesso monastico. La chiesa di San Benedetto - insieme a quelle di San Frediano, San Bartolomeo e San Biagio - potrà essere inserita in un percorso tematico sulle "Vie della Fede".

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