Il Tirreno

Fabbrica Lucchini

C'è la "cassa" ma Lucchini assume

Operai della Lucchini durante una manifestazione
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Operai della Lucchini durante una manifestazione

Calo di produzione, operai ancora in cassa integrazione, ma intanto la Lucchini fa assunzioni. Sembra paradossale, ma è così. Qualcuno parla di sette persone, altre di 15, fatto sta che fin dai prossimi giorni nuovi lavoratori faranno il loro ingresso in fabbrica. L'azienda si limita a spiegare che si tratta «di professionalità specifiche in reparti non coinvolti dalla cassa integrazione»

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PIOMBINO. Calo di produzione, operai ancora in cassa integrazione, ma intanto la Lucchini fa assunzioni. Sembra paradossale, ma è così. Qualcuno parla di sette persone, altre di 15, fatto sta che fin dai prossimi giorni nuovi lavoratori faranno il loro ingresso in fabbrica. L'azienda si limita a spiegare che si tratta «di professionalità specifiche in reparti non coinvolti dalla cassa integrazione».
Nessun'altra informazione da parte della Lucchini, anche se da indiscrezioni pare che si tratti di periti meccanici ed elettrici, probabilmente da impiegare in altoforno e treno vergella, assunti con contratti a tempo determinato, probabilmente per 15 mesi.
Una mossa che se da un lato rappresenta un segnale positivo sul fronte delle prospettive aziendali in un periodo ancora nero per il settore, dall'altra fa ovviamente riflettere sul fatto che mentre l'azienda assume, altre persone (difficile pensare non ci siano tra loro dei periti) restano a casa in cassa integrazione, oppure sono uscite dalla fabbrica nel quadro degli esuberi annunciati dall'azienda per il 2009: in questo senso 400 lavoratori (l'azienda ne chiedeva 600, per i sindacati la metà era già eccessiva) hanno già lasciato la Lucchini, tra i pensionamenti classici, quelli per l'amianto e la mobilità incentivata.
I dipendenti della Lucchini quindi al momento si sono ridotti a poco più di duemila unità, considerando poi che oltre 200 operai al mese sono coinvolti nella cassa integrazione a rotazione, si capisce che non pochi sono i "buchi" in vari reparti, sia dal punto di vista numerico in senso stretto che delle professionalità mancanti appunto per i pensionamenti e la mobilità.
Da qui probabilmente deriva la necessità dell'azienda di procedere comunque a delle assunzioni.
Peraltro i problemi di fondo restano gli stesso, strettamente collegati alla crisi del mercato siderurgico: l'acciaieria continua a marciare al 50 per cento, con due colate continue attive su quattro almeno sino alla fine dell'anno, al 70 per cento funzionano invece i convertitori, fermo il treno medio piccolo, mentre l'unico reparto dello stabilimento dove in questo momento si lavora quasi al massimo delle potenzialità è il treno vergella. (cloz)

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