Il Tirreno

L’ECONOMIA DEL MARE

Barche ecologiche all'Esaom

Valentina Landucci
Le imbarcazioni storiche che Esaom intende restaurare
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Le imbarcazioni storiche che Esaom intende restaurare

Questo il progetto avviato, in forma sperimentale, da Esaom, grazie alla professionalità di un maestro d'ascia elbano d'adozione, Peter Radclyffe, e la collaborazione di un gruppo di ragazzi della comunità di recupero Exodus, da tempo - tramite una propria cooperativa - al lavoro nel cantiere

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PORTOFERRAIO. Una cantieristica ecocompatibile. Una filiera produttiva rispettosa della qualità ambientale del territorio. biettivo: costruire gozzi in legno con marchio Esaom. E intorno a questa produzione sviluppare le professionalità per fare dell'Elba un punto di riferimento per il recupero e il restauro di barche in legno.

Niente vetroresina, niente maxi yacht «che per dimensioni e tipo di produzione - spiega il direttore di Esaom, Antonio Martella - sarebbero poco compatibili con Portoferraio e l'Elba». Teatro della sperimentazione l'area del Cantierino.

I gozzi Esaom. Negli spazi del cantiere da alcuni mesi è al lavoro Peter Radclyffe, maestro d'ascia elbano d'adozione, che dopo varie esperienze professionali in alcuni dei più famosi cantieri italiani per imbarcazioni in legno, come il viareggino Del Carlo, e numerosi interventi di restauro su navi storiche di pregio, ha messo mano alla realizzazione dei un prototipo di gozzo d'intesa con Esaom. Un'imbarcazione di sei metri in pino marittimo. Un piccolo gioiello di ingegneria navale, di quelli che oggi è difficile apprezzare nei cantieri proprio perché, a fare la differenza, c'è l'arte di un maestro d'ascia. «Sarà ultimato entro la prossima primavera - spiega Martella - e dopo alcune prove in mare lo metteremo in vendita». Un mercato ovviamente di nicchia quello dei gozzi, destinati ai pescatori o agli appassionati «ma che ben si sposa - continua il direttore del cantiere - con le tradizioni e le caratteristiche di questo territorio».

Il restauro. Il prototipo è solo un tassello del progetto, più ampio, del cantiere elbano che al legno vorrebbe dedicare maggiore attenzione anche nell'ambito delle proprie storiche attività di refitting. In Italia sono pochissimi i centri nautici che si dedicano al restauro delle imbarcazioni in legno. E uno dei motivi è che di maestri d'ascia come Peter Radclyffe in grado di realizzare i lavori sono davvero pochi. Ecco allora che dall'idea della produzione di gozzi è nato il secondo progetto Esaom: il recupero di imbarcazioni storiche in collaborazione con una cooperativa di giovani legata alla comunità di recupero Exodus. Tutti ragazzi che hanno già competenze in materia nautica e che già collaborano, per altri tipi di lavorazioni, con il cantiere. A loro, in questi ultimi mesi, è stata data la possibilità di avere un maestro, Peter appunto, che li guida nel recupero di piccole barche storiche. Nell'area del Cantierino ce ne sono già due che attendono di rinascere a nuova vita: un gozzo dei primi del Novecento, probabilmente appartenuto al generale Diaz, e una lancia che cento anni fa veniva utilizzata come imbarcazione da gara per i pali remieri.

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